O  Trinità beata

Oceano di pace,

la Chiesa a te consacra

la sua lode perenne.

 

Padre d’immensa gloria,

verbo d’eterna luce,

spirito di  sapienza

e carità perfetta.

 

Roveto inestinguibile

Di verità d’amore,

ravviva in noi la gioia

dell’agape fraterna.

 

O principio e sorgente

Della vita immortale,

rivelaci il tuo volto

nella gloria dei cieli.

Amen.

 

L'ICONA DELLA TRINITA'

Il tema dell'amore trinitario può essere affrontato in modo originale commentando la famosa icona della trinità di Andrey Rublev, iconografo russo morto nel 1430. Nell'impossibilità di dipingere il Dio trino , la tradizione cristiana ha scelto per la rivelazione di questo mistero la visita dei tre messaggeri ad Abramo e Sara presso la quercia di Mamre (Gen, 18,1ss). L'icona riproduce infatti i tre angeli attorno ad una mensa, ospiti dell'anziano patriarca e di sua moglie.

Abramo e Sara immagine dell'uomo rinchiuso nel proprio mondo, nel quale non è possibile generare la vita : davanti a questa icona vediamo cosa fa Dio per svegliare l'uomo curvato su di sé, ingannato da una sua illusione e perennemente sconfessato dalla vita stessa.Che cosa fa Dio per venire incontro all'uomo , così concentrato sul suo fallimento? Si fa ospite, per condurlo fuori da questo tunnel oscuro. dio fa quel passo che l'uomo non sa e non osa fare. Dio riconosce  l'uomo e gli si affida. Dio fa proprio quello che vuole suscitare nell'uomo, cioè una relazione nella quale si converte tutto l'essere umano all'amore. Il nostro Dio è Trinità e perciò si può conoscere solo nella carità e nella comunione (Sap 6,12). Possiamo affermare con una certa sicurezza che il personaggio di centro sia il Salvatore, Gesù Cristo. Qui l'icona di Mamre presenta il vero frutto dell'albero della vita: sotto l'albero troviamo infatti il Signore. Egli ha il braccio destro grande e potente, perché è il braccio creatore per mezzo del quale sono state create tutte le cose. Cristo è quel frutto dell'albero  che, mangiandolo, dà la vita eterna (Gv 6,51). L'angelo centrale è completamente rivolto all'angelo alla sua destra (il Padre) perché in "principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio " (Gv 1,1) . In realtà la preposizione greca pròs, tradotta usualmente con "presso" , indica piuttosto il movimento ("verso"): "Il Verbo era rivolto verso Dio". 

Alla sinistra dell'icona , c'è l'angelo che raffigura il Padre , avvolto nell'oro. L'oro è la luce senza tramonto, la fedeltà di Dio. Dio è santo proprio perché assolutamente fedele, perché la sua relazione non si tronca mai. Attraverso la santità di Dio traspare il colore blu, che egli porta sul petto. E ciò che sta a cuore al Padre: l'umanità. Dietro il padre si intravede la casa , "la casa del padre". Dove egli ci attende. Il Figlio, che è tutto proteso a Lui, ci vuole portare a quella casa, dove ci sono molti posti (Gv 14,2,-3).

L'uomo non può tornare alla casa del Padre alla maniera in cui voleva tornare il figliol prodigo (Lc 15), come servo, che aveva dunque un'immagine del padre come padrone. Il padre aspettava che tornasse un figlio non servo. E' tanto difficile per l'uomo riconoscere Dio come padre che ama e fa festa per ognuno che torna. Per questo si torna alla casa del Padre solo grazie al Figlio di Dio. L'angelo di destra, il più curvato verso terra, è lo Spirito Santo che rende l'uomo cristoforme, cioè ad immagine del Figlio di Dio. Dietro di lui è raffigurata una roccia. La montagna è infatti il luogo della rivelazione di Dio: lo Spirito santo è il comunicatore di Dio, colui che lo rende presente e lo indica.Allo stesso tempo, la roccia è la roccia del deserto dell'esodo, la pietra dalla quale scaturisce l'acqua. La mensa intorno alla quale stanno seduti, che allo stesso tempo anche un trono, è la mensa eucaristica, cioè l'altare del sacrificio. Sulla mensa c'è un calice che contiene la testa dell'agnello. E' il calice della pasqua ebraica, la festa della liberazione della schiavitù del peccato. AL posto dell'agnello immolato di Israele viene Cristo, Agnello e Pasqua. 

Sull'icona c'è infatti un altro calice, disegnato dalle due figure esterne ( il Padre e lo Spirito), in mezzo al qual si trova il vero Agnello, il Figlio di Dio Gesù Cristo: nel cuore del nostro Dio c'è il sacrificio amoroso. L'icona ci comunica che il nostro Dio è Amore. Dio non poteva solo dire "Io sono l'Amore". doveva farsi ospite affinché l'uomo si aprisse, e una volta aperto, potesse veramente sperimentare che nel cuore del nostro Dio c'è il sacrificio amoroso, un sacrificio concreto. non ideale.

      (T.Spidlik - M.I. Rupnik, Narrativa dell'immagine, Lipa, Roma 1996, riassunto dalle pp. 19 -32)

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