PREMESSA
1959-2009. 50 anni: il tempo che ci separa e ci unisce dalla fondazione della nostra parrocchia. La separazione è data dai numeri, dagli eventi, dalla vita e dalla morte; si nutre di ricordi, di volti e di eventi; l’unione è data dal filo rosso che lega tutti - eventi e persone - agli ideali che li hanno mossi, alla forza dello Spirito che li ha sostenuti, alla comunione che li ha identificati e nutriti.
50 anni di una comunità che ha animato un quartiere, ha contribuito a dargli un volto, ha segnato la vita e consegnato la grazia, ha gioito e sofferto, ha sperato ed amato.
50 anni impegnati nella crescita umana e spirituale delle famiglie; nella costruzione e ricostruzione di chiesa e di teatro; nell’annuncio della Parola, nel dono della misericordia, nella testimonianza della carità.
50 anni vissuti senza sosta da presbiteri e da laici, unicamente preoccupati di far conoscere Gesù Cristo, di donarlo con la parola e i sacramenti.
50 anni segnati dalla freschezza e attualità dei doni dello Spirito e dalle rughe e i segni del peccato degli uomini.
50 anni per scegliere a favore dei poveri e definire modi, tempi e luoghi per vivere la carità, per incarnare la Parola e farsi prossimo.
I 50 anni sono dentro di noi, perché costituiscono la memoria che dona linfa vitale, sono attorno a noi perché plasmano la coscienza del presente, sono già davanti a noi perché animano e caratterizzano le scelte antropologiche e pastorali.
Ci impegniano a porre in evidenza i 50 anni semplicemente per dire grazie al Signore per la sua presenza discreta in mezzo alle nostre case; per accogliere con profonda disponibilità tutto il bene compiuto e gratuitamente consegnatoci; per continuare a far fiorire la grazia nei piccoli e nei grandi.
Ci impegniamo a considerare i 50 anni un patrimonio non vendibile, una ricchezza condivisibile con semplicità, discrezione e umiltà, perché non c’è niente di privato, tutto è di tutti.
Ci impegniamo a collocare i 50 anni nell’ordinario della vita, con l’attenzione e la condivisione delle Linee di Lavoro dell’Arcivescovo. Esse riguardano il volontariato, sono attente alla soggettività della parrocchia, premurosa di sollecitare più e altro rispetto all’esistente.
Le Linee esprimono la consapevolezza che è sulla testimonianza della carità che si gioca la credibilità e l’identità di una comunità.
Ci impegniamo ad accogliere i 50 anni per permettere alla storia di scorrere
soggetto dell’azione pastorale. Distinto per trienni: attenzione alle persone, alle comunità, alle associazioni; ci ritroviamo ad affrontare “il Volontariato per una civiltà dell’amore”, ultimo tratto dell’intero progetto.
E’ opportuna, infine, un’attenzione agli eventi culturali a cui abbiamo dato mano nel corso degli ultimi anni:
· la Cattedra di vita. Sembra segnare il passo. Va sicuramente recuperata perché con le scelte di temi di attualità aiutava a fare un’analisi e attirava attenzione. Potremmo puntare l’attenzione sull’accoglienza dell’altro;
· la drammatizzazione della Passione. C’è stato un crescendo nella impostazione tecnica, logistica, coreografica, organizzativa. Ottima la regia e la consulenza, validi gli attori e le comparse. Scarsi gli aiuti economici.
IL VISSUTO
Uno sguardo retrospettivo ci porta al 2000-2001, anno introduttivo del decennio 2000-2010: “Dentro la città tra la gente come Chiesa viva in cammino: segno di speranza”.
Segue la “Nuova evangelizzazione e missionari età nella Chiesa: proposta di speranza”. Il lavoro pastorale è organizzato con scansioni triennali e per tappe annuali.
2001-2002. I cristiani sono stati chiamati e sollecitati ad essere “missionari nel sociale”.
Un compito importante che ha visto la parrocchia attenta al territorio, ai problemi della nostra gente, alle tensioni esistenti per far passare, con l’annunzio e la testimonianza di vita, la forza del Vangelo.
Ci siamo dati un obiettivo generale e anche gli strumenti, i mezzi e il metodo per realizzarlo a tappe.
Obiettivo: la comunità cristiana, consapevole di essere popolo di Dio, si lascia convocare dall’Amore Trinitario nel giorno del Signore e, forte della Parola e dell’Eucaristia, si fa missionaria del Vangelo tra la gente del proprio quartiere e del mondo.
2002-2003. “La famiglia cristiana luogo di educazione alla fede e di accoglienza della vita”.
Un coinvolgimento delle nostre famiglie mirato a definire sempre più l’identità educativa e a rendersi protagoniste della missionarietà.
Obiettivo: la comunità cristiana, per definirsi famiglia di famiglie, aiutata dalle icone della Trinità e della famiglia di Nazareth, s’impegna a stare più vicina ad esse, attraverso le CEB e i gruppi coppie; inoltre nell’annunzio, nella celebrazione e nella testimonianza essa pone in risalto l’identità sacrale della famiglia e sollecita il protagonismo nella carità missionaria.
2003-2004. “I giovani cattolici apostoli di speranza tra i loro coetanei”.
Un’attenzione al pianeta giovani per mettere in evidenza l’importanza che esso ha nell’intera società, non sempre attenta alle loro attese e allo loro speranze, e il bisogno della loro testimonianza di fede coraggiosa e piena di entusiasmo.
Obiettivo: “la comunità cristiana riconosce come parte vive di sé i giovani. Per vivere in una reciproca attenzione, per condividere la ricerca di senso della vita, per dare stabilità alle piccole - grandi conquiste, per narrare il Vangelo, per favorire un cammino di fede e diventare sentinelle di speranza con i loro coetanei, la comunità dilata il cuore e la tenda, esce dal recinto, si confronta e progetta. Con la stessa intensità e disponibilità si lascia interpellare dalle nuove generazioni, si mette in discussione e si fa coinvolgere nei sogni.Insieme s’impegnano ad essere una grande famiglia costruendo comunione, dando visibilità’ alla propria identità e al coraggio di osare attraverso l’ascolto e l’annuncio della Parola, la celebrazione del Memoriale e la concreta testimonianza.
2004-2005. “La parrocchia nata per la proclamazione del Vangelo della salvezza”.
Terminato il primo triennio dedicato alla persona, siamo passati a prestare attenzione alla Comunità parrocchiale, protagonista, nell’anno appena trascorso, dell’annunzio del Vangelo nel territorio, e aperta ad orizzonti planetari. Impegno legato alla sua natura e tradotto sulla base dell’annuncio, della celebrazione, della testimonianza.
Obiettivo: “la parrocchia nata per la proclamazione del Vangelo della salvezza”, prende coscienza della propria natura; s’impegna a farla crescere coinvolgendo i laici - diventando così sempre più comunita’ ministeriale - ; si ritrova nella comunione, coltivando la spiritualita’; si riconosce dentro il territorio, assumendo il quotidiano; si apre alla missionarieta’ ad gentes, coltivando l’attenzione e vivendo la tensione; si lascia condurre dallo Spirito pensando percorsi nuovi, sentendosi più profetica.
2005-2006. “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”.
Nei modi e nei termini possibili abbiamo tentato di realizzare l’obiettivo così formulato: “la parrocchia, nata per comunicare il Vangelo, ne avverte la sua forza educativa, allarga gli orizzonti della sua missionarietà e s’impegna a prestare più attenzione alla gente del proprio territorio per far giungere la “bella notizia”; propone la riscoperta dei sacramenti dell’iniziazione cristiana a quanti si sono allontanati dalla vita di fede; presta attenzione a giovani e adulti che non conoscono il Vangelo e non sono battezzati; rivede gradatamente l’itinerario di catechesi dei fanciulli coinvolgendo di più le famiglie.
2006-2007. “Le vocazioni per la spiritualità e l’apostolato”.
La tensione, che ha attraversato tutto l’anno, aiutata dalle tappe intermedie, ci ha portati a realizzare in una qualche modo l’obiettivo:“La comunità accoglie e annuncia il Vangelo, celebra i sacramenti, testimonia la carità, vive la comunione. In essa siamo generati alla vita nuova, quella con Spirito, mediante il battesimo. Pertanto aiuta noi battezzati a individuare, curare e realizzare la propria vocazione per porla al servizio della vita. Per questo ci sollecita ad uscire dal nostro piccolo mondo, ci spinge a scelte coraggiose, missionarie, ci accompagna con premura lungo la straordinaria esperienza del dono di sé”.
2007-2008. “Le aggregazioni laicali aperte alla missione”.
La corresponsabilità pastorale, l’impegno di comunione, la forza profetica e lo slancio missionario hanno fatto sentire e vedere i laici, aggregati e non, protagonisti della vita di comunità. La formulazione dell’obiettivo finale teneva conto di questi punti nodali: “La comunità fa suoi i doni dello Spirito accogliendo il Vangelo, celebrando i sacramenti, testimoniando la carità; riconosce l’azione dello Spirito nelle aggregazioni laicali; si adopera perché vivano il loro carisma; le coinvolge nell’azione pastorale insieme pensata e condivisa; cerca e pone le condizioni della comunione; si lascia condurre in scelte coraggiose, libere, profetiche”.
2008-2009. “Le associazioni di categoria fermento di Vangelo”.
La voglia di recuperare la loro identità missionaria, l’importanza che esse hanno nell’azione pastorale e la disponibilità ad accogliere le indicazioni delle Linee di lavoro, ci hanno portato alla individuazione di un obiettivo finale: “La comunità si lascia attraversare dalla Parola annunziata, si lascia fecondare dallo Spirito nelle celebrazioni, si lascia condurre nella storia per lievitarla. Per questo, arricchita dalla presenza delle Associazioni laicali, si adopera a riconoscere l’azione propositiva e positiva delle Associazioni di categoria nella società; si impegna a favorire l’identità missionaria di esse; si ritrova nel condividere la tensione verso il bene comune”.
LA MEMORIA
Il 50° anno di fondazione della nostra parrocchia ci obbliga a tenere viva la memoria perché la celebrazione non si riduca a ricordo, ma:
- consideri attuale lo spirito con cui presbiteri e laici hanno voluto darle un’identità;
- riconosca l’amore che ha attraversato la loro vita fino al dono di sé;
- rispetti le scelte, fatte con saggezza e con coraggio, per attuare progetti a misura d’uomo. Come premessa al progetto c’è stata una dichiarazione d’intenti; questi hanno senso se facciamo attenzione alle nostre radici e alla continuità della “traditio-redditio fidei”. La memoria va liberata. La ricerca del gruppo di lavoro riuscirà a consegnarci ricordi e date; a riproporci volti e nomi; a ripresentarci momenti belli e difficili, e riconoscere lo spessore del vissuto. Delicatezza, rispetto, discrezione, disponibilità servono per accogliere, ringraziare, soprattutto tenere viva la memoria.
La COSCIENZA
La considerazione e la valutazione del presente sono credibili se si misurano con la storia e comprendono il cammino compiuto, se ciò che usiamo e abbiamo lo consideriamo un prestito da restituire. Accade nella società, accade nella Chiesa. La fede ricevuta, va donata. Sono in gioco le intuizioni, le scelte, i sacrifici, le conquiste di laici e presbiteri, della comunità. I 50 anni di istituzione della parrocchia ci fanno sentire più responsabili; ci permettono di comprendere l’esistenza di una continuità, il senso del cammino, il coraggio della profezia; ci aiutano ad avere una visione del presente più comprensibile per una lettura più chiara del progresso, dei ritardi, compresi i vuoti e le omissioni.
Dall’orizzonte vasto della missionarietà che si raggiunge con l’adozione a distanza di alcune scuole comunitarie di Salvador-Brasile, a quello più visibile e praticabile della Chiesa diocesana che si caratterizza per lo svolgimento del Sinodo, per le Linee di lavoro, fino a quello parrocchiale. Dentro queste dimensioni risulta evidente il bisogno di una pastorale pensata e tradotta con coraggio. Accontentarsi delle cose fatte e vivere lo “status quo”, sarebbe un grave errore. La premura di far fiorire il Regno di Dio in mezzo a noi, dove giustizia e pace sono beni grandi, richiede attenzione alle persone più deboli, testimonianza della carità più ampia e coinvolgente, disponibilità al
servizio più continuo e competente. La testimonianza della carità non può essere disgiunta dall’accoglienza della Parola e dalla partecipazione alla mensa.
Il mondo, nel bene e nel male, è cambiato e continua a cambiare.
L’elezione di Obama a presidente degli Stati Uniti d’America è un sogno evidente, positivo: il mondo è cambiato.
La crisi economica planetaria, ancora attuale, ha fatto comprendere che l’economia senza etica è spregiudicata; il superamento è possibile se al centro si mette l’uomo, “l’ultimo contadino africano”: il mondo deve cambiare. Dentro il mutamento mondiale, ci sono dinamiche di vita e di morte, dove protagonisti e vittime sono i giovani con le loro scelte o le loro dipendenze. I nostri giovani non sono estranei a questa doppia verità. L’attenzione marginale degli adulti nella comunità e nella società sembra essere una condanna all’infinito.
Assieme al limite denunziato, ci sono scelte e impegni che raccontano attenzione alle situazioni, condivisione dei problemi; scampoli di vita e di storia che interpellano, che scuotono.
Pensare la vita nella sua interezza, lavorare contro corrente, scegliere di servire nella gratuità, ci fa stare pienamente nel presente e ci apre alle continue novità dello Spirito.
Il progetto
Sono frutto dello Spirito i tre capitoli delle Linee di lavoro dell’Arcivescovo: Chiesa e volontariato; fondamenti magisteriali sensibilità sociale ed ecclesiale. Il filo conduttore è il protagonismo dei laici vissuto nel servizio gratuito verso i poveri, i malati, i giovani, gli immigrati.
E’ evidente il bisogno delle intese, dei confronti, della rete; è importante la collaborazione con la società civile; è indilazionabile l’impegno diretto delle Amministrazioni; è urgente superare la politica della delega che deresponsabilizza.
La parrocchia è chiamata in causa non solo perché è il soggetto dell’azione pastorale, ma perché molto della sua esistenza e consistenza dipende dalla capacità di tradurre i carismi in ministeri di servizio; così ogni battezzato comprende quanto importante sia dare spazio, nella propria vita, al volontariato - annunziare, animare, servire - . Assieme al discernimento è importante la formazione permanente per avere sempre chiare le motivazioni che animano il servizio, e qualificarlo.
L’esperienza che ci accomuna, la testimonianza che ci investe, la comunione che ci caratterizza, la tensione che ci sostiene sono la forza che ci servirà per affrontare le difficoltà che in questo nuovo anno sono sotto i nostri occhi: l’insufficienza degli operatori della Parola, degli animatori della liturgia, dei volontari della carità.
A distanza di undici anni dalla istituzione di Casa Betania in via G. Di Vittorio, giunge la richiesta di sfratto. La struttura è in vendita. Potremmo dire che i poveri cercano casa. Piove sul bagnato. Siamo tutti mobilitati a cercare una nuova struttura idonea all’accoglienza. Fino ad oggi siamo riusciti a pagare puntualmente il fitto e sarà così anche in futuro. E’ un impegno di tutta la comunità, ovunque ci stabiliremo. A meno che non la compriamo. Abituati come siamo ad affrontare i debiti, la cosa non ci spaventa, purchè il cuore si allarghi di più. Non siamo ancora riusciti a sapere la somma e ad avere il 5 x 1000 destinato, da tanti di noi, a Casa Betania.
Il lavoro educativo e formativo in ogni settore avrà sempre attenzione alla legalità; al rispetto dell’ambiente; alla cura degli ammalati, degli anziani, dello straniero; alla solidarietà con i disoccupati e le loro famiglie; all’amministrazione della nostra città.
Sono realtà e dimensioni proprie della persona in situazione. Non si può svicolare, tanto meno ignorare. E il sogno dell’oratorio? Guai a stancarsi. Vale molto accarezzarlo, custodirlo, attenderlo. La pazienza è la virtù dei forti. Amministrazione e burocrazia sembrano alleate per coltivare ritardi. E’ una semplice constatazione.
L’ICONA BIBLICA
Recuperare l’icona del Sinodo: - la lavanda dei piedi ( Gv 13,15) - dove il Maestro si propone con la sua originale e sconcertante novità:
“Come ho fatto io...”
Farsi prossimo nel quotidiano, vivere il volontariato come scelta, superarsi nel dono di sé gratuitamente, necessariamente deve rifarsi al modello unico, assoluto: Gesù.
Cingersi dalle reni il grembiule, alzarsi nel mezzo della cena, chinarsi ai piedi degli apostoli e lavarli, è qualcosa di inaudito, straordinario, accattivante:
“fate anche voi”.
L’icona quest’anno attrae ancora di più; si fa luogo di riflessione, di confronto, di decisione; diventa cifra che legittima lo stile di servizio e smaschera le recitazioni; si propone carico di umiltà e definitività, e privo di potere e di condizionamenti.
E’ l’anno in cui i presbiteri sono chiamati a rivisitarsi e rimotivarsi con l’aiuto della comunità. Benedetto XVI ha voluto dedicarlo a loro.
LA COMUNIONE
Il logo del Sinodo è composto da due termini: comunione e missione. La comunione, dono grande e bello che viene dalla Trinità, cercato e proposto da Gesù ai suoi discepoli per renderli partecipi della vita trinitaria e per realizzare armonia e pace, va accolto senza riserve, perché diventi stile di vita. Nasce la missionarietà, perché il dono sperimentato venga condiviso e, così, fiorisca il Regno. Allo stesso tempo vanno favorite la cultura della comunione - attenzione all’altro, accoglienza dell’altro -, e la spiritualità della comunione - ricevere e dare misericordia, riconoscere la vita come vocazione, tradurla in servizio - .
Il Sinodo come evento dello Spirito, ci sta aiutando a pensare insieme
- espressione di comunione – e sicuramente ci condurrà a lavorare insieme con maggiore fiducia e umiltà - espressione di missione - nella consapevolezza che la Chiesa è comunione, è convivialità delle differenze.
Segno nuovo della Chiesa posto dentro il mondo in mutamento è la scelta di Verona - l’attenzione alla persona negli ambiti che investono la sua vita:
· la vita affettiva;
· il lavoro e la festa;
· la fragilità umana;
· la tradizione;
· la cittadinanza.
Proviamo a ‘sezionare’ le funzioni ecclesiali, lasciando che la comunione scorra in esse per avere una visione unitaria e permettendo che la Parola fecondi e illumini cristiani e comunità.
E’ frutto di sapienza, è rispetto della memoria non considerare le funzioni ecclesiali - Parola annunziata - celebrata - testimoniata - ad uso interno; né per evitare questo rischio occorre destrutturare tutto. E’ un bisogno ed un dovere smarginare i limiti perché la luce, la forza, il coraggio siano sempre a servizio della persona.
LA PAROLA ANNUNZIATA
Gli eventi ecclesiali, legati alla Parola, previsti per il 2008/2009: Sinodo dei Vescovi e il bimillenario della nascita di San Paolo, si sono realizzati. La Parola è emersa nella sua importanza vitale, quando accolta; nella sua forza creativa, quando comunicata.
Dalla Parola nasce la fede; ogni comunità deve curare gli spazi dove essa può risuonare, perchè ogni uomo si senta interpellato, ogni battezzato si nutra.
Alla Parola sono legate la liturgia e la carità, perché essa genera segni e gesti.
Sulla Parola si prende il largo, perché dà la forza di lasciare le sicurezze per ‘entrare’ nella precarietà e nel rischio.
Nella comunità l’annuncio della Parola risuona nella catechesi, negli incontri dei gruppi, nei corsi per fidanzati, nella ‘lectio divina’, fino ad avere il posto centrale nelle celebrazioni.
E’ divenuta una scelta consolidata e motivata l’attenzione ai genitori. La loro vita e la responsabilità educativa, considerate alla luce della Parola, ritrovano il dono della fede e i motivi di un impegno. C’è un progetto pluriennale che accompagna l’esperienza e le dà stabilità.
Tramite la comunità la Parola si diffonde nel quartiere in modo stabile con le CEB (Comunità Ecclesiali di Base) e, timidamente, con la Scuola popolare della Bibbia nella sua nuova formulazione: dalla chiesa nelle case.
Nella stessa logica si collocano gli incontri con le famiglie che vivono la gioia di una nuova nascita e chiedono il battesimo per il proprio bambino. Il gruppo dei catechisti è diventato più stabile.
Con difficoltà, c’è da rilevare, ancora il vuoto di attenzione esistente e persistente verso le famiglie con figli da 0 a 6 anni. La sapienza discreta e profonda degli operatori, di fronte a situazioni familiari delicate, trasformerà gli incontri in primo annunzio.
LA PAROLA CELEBRATA
Dall’antichità, alla divinità che parla l’uomo risponde con un sacrificio. E’ il modo immediato per dire grazie, superare lo stupore, impegnarsi. Nella storia della salvezza, dalla spontaneità Israele è passato a gesti precisi e definiti per celebrare comunitariamente. Questi sono legati alla Parola diventata evento -Pasqua, Pentecoste-.
Nella Chiesa sono proprio gli eventi salvifici - Natale, Pasqua, Pentecoste– a dare l’impronta all’anno liturgico e alla vita dei cristiani, nella consapevolezza che dalla Pasqua derivano le altre feste. La domenica si celebra la Pasqua settimanale. Scegliere di andare a Messa è la risposta ad una convocazione. I cristiani, sollecitati dalla Parola, fanno memoria della Risurrezione, per tornare nella vita perdonati, rinfrancati, amati.
La celebrazione domenicale dovrebbe essere unica, ma così non è per diverse ragioni, tuttavia rimane un impegno serio e costante: avere cura di ogni Celebrazione eucaristica con la diversità dei servizi e il coinvolgimento dell’assemblea.
Il coro ‘Osanna’ deve vivere la sua armonia, avere sempre chiare le motivazioni e le modalità del servizio.
Anche il coro ‘Népioi’ va educato, in relazione alla tenera età, a porsi in semplicità e in continuità in quella straordinaria e varia celebrazione delle ore 9.30.
Sicuramente nella stessa celebrazione sarà ridato spazio e attenzione agli stranieri usando la lingua inglese in vari momenti.
Rimane da definire l’esperienza dei ragazzi che dal campo-scuola estivo animano i canti della domenica sera.
Non è marginale l’impegno, accompagnato dalla premura, delle donne che rendono bella la chiesa e vivibili gli altri ambienti.
LA PAROLA TESTIMONIATA
I luoghi e i termini attraverso cui la Parola accolta e celebrata si fa storia, ci appartengono, li viviamo; occorre una disponibilità di fondo; occorrono cuore, occhi e mani per diventare testimoni e mediatori dell’amore dono-servizio.
La testimonianza della carità è un dovere morale che si coniuga con l’obbligo della giustizia. I mendicanti in Israele dicono al passante: “seddaka”, giustizia.
Nell’anno dedicato al Volontariato le Linee di lavoro ci sollecitano, ci aiutano a dare spazio nella nostra vita agli ultimi: poveri, ammalati, anziani, stranieri. Non è una aggiunta alle cose da pensare e da fare, è la traduzione della nostra fede, è rendere giustizia. “Una società che si apre all’amore ha bisogno di giustizia, perché non va dato per carità quanto spetta per giustizia” (Linee pastorali 2009/2010, p.11).
La riproposizione, ogni anno, dei luoghi della carità dove ogni giorno ci misuriamo, ha semplicemente il senso di ricordare quanta responsabilità abbiamo, quanto amore ci viene chiesto, quanta attenzione va data: Centro di ascolto, Casa Betania, stanza indumenti, banco alimentare, mercatino, Bottega del mondo, ammalati, mensa dei poveri, famiglie di carcerati, scuole comunitarie di Salvador, famiglie di S. Paolo.
I volontari impegnati nei vari ambienti non sono mai abbastanza, ne occorrono altri.
Comunque tutti devono aver cura della propria spiritualità aderendo alle proposte formative, fino ad assumere uno “stile di vita che annuncia un messaggio e testimonia la novità evangelica” (Linee pastorali 2009/2010, p.18).
IMPEGNI E ATTESE
- Diventa sempre più significativo l’impegno con i genitori dei fanciulli e dei ragazzi; riguarda il recupero della fede e la responsabilità di educare alla fede. Il progetto: arare-seminare-irrigare-germogliare-portare frutto– si fa più chiaro e più coinvolgente.
L’aggiornamento contenutistico e metodologico degli ultimi giorni è servito a tutti i catechisti per rimotivarsi e per affrontare con serenità il nuovo anno.
- L’impegno con i giovani e i giovanissimi si fa più stringente perché l’esperienza continui e non vengano meno le attese. Intanto, per tempo, vengono contattati i ragazzi che hanno appena iniziato le scuole superiori. Gli animatori, oltre che bravi, sono diventati esperti.
- L’Opera Vocazioni Ecclesiastiche (OVE) merita attenzione non solo per un passato di tutto rispetto, ma perché è un dovere la vicinanza e la solidarietà. La presenza del nuovo Seminario in Brindisi è una permanente sollecitazione a prestare attenzione alle ‘Vocazioni’.
Mentre il pensiero va a suor Crosvita e a suor Romina, l’attenzione e la trepidazione prendono la nostra comunità per la scelta di Massimiliano di entrare nell’ordine dei Cappuccini. Vissuta l’esperienza di parrocchia, sperimentato il servizio a Casa Betania, nella Bottega del mondo e nella catechesi, condiviso il cammino di fede nel Rinnovamento nello Spirito, conseguita finalmente la maturità commerciale, è giunto il momento di decidere.
- Il gruppo dei Ministranti ha la sua vitalità, i suoi ritmi. Il coinvolgimento dei genitori ha reso più completa l’esperienza, tanto che genitori e figli compiono un cammino di fede. Sicuramente i ragazzi non sono dei futuri sacerdoti, ma renderli attenti alla propria vocazione, è un bene.
- Una riflessione sul Foglio di Collegamento è più che opportuna. In diciotto anni di vita si è definito nella sua essenzialità ed è cambiato di poco, ritenendo che renda un servizio accettabile. Una piccola indagine potrebbe risultare molto utile per il suo futuro.
- Da due anni La Cattedra di vita ha segnato il passo; lo scorso anno per dare la precedenza ai dieci anni di Casa Betania, quest’anno perché impegnati nelle assemblee sinodali.
Sono un segno che l’iniziativa culturale è stata superata, o non c’è una decisa volontà politica? Il Consiglio pastorale deve riflettere. Un tema attuale e scottante è il rapporto con l’altro: accoglienza, rifiuto.
- Al contrario si fa più significativa la Drammatizzazione della Passione. La sua vistosa crescita e il suo radicamento nel quartiere e nella città richiedono un lavoro più intenso e una disponibilità più ampia. Regista e consulente sicuramente sono preoccupati, ma contano su tutti, compresa l’Amministrazione comunale, per la riuscita della nuova edizione. E’ un evento culturale che fa bene.
- Culturale è anche la collocazione del teatro che abbisogna già di manutenzione. Il tentativo di usare la struttura, resa bella e agibile con tanti sacrifici, con razionalità, non è andato bene. Per superare le difficoltà emerse occorrono persone motivate e competenti che si impegnino a gestirlo nella totalità. Riproviamo.
- E’ stata già accennata nelle pagine precedenti la situazione ad oggi dell’Oratorio. Se i lavori del parco ex Magrone volgono al termine, quelli relativi all’Oratorio devono ancora iniziare.
La burocrazia a cui deve sottostare la pubblica Amministrazione, i ricorsi presso gli organismi competenti, allungano i tempi dell’attesa e lasciano che il sogno continui.
- L’apertura sistematica della Bottega del Mondo - commercio equo e solidale -, è dovuta alla disponibilità di un gruppo di giovani. Sicuramente è un motivo di conforto e di credibilità. Non vanno trascurate le motivazioni che hanno portato il Consiglio pastorale parrocchiale ad esprimersi a favore della sua permanenza: richiamare l’attenzione al Commercio equo e solidale di prodotti che vengono da diverse parti del mondo fa parte di cooperative non allineate alle multinazionali, incentivare l’acquisto dei loro prodotti con scelte e proposte nell’ordinario e nelle ricorrenze. La Bottega vuole essere un richiamo permanente alla solidarietà.
Gli intenti enucleati in apertura del progetto circa i 50 anni di istituzione della nostra parrocchia vanno sempre più definiti per essere vissuti. E’ urgente che il “gruppo di lavoro” riprenda gli incontri e porti a compimento il progetto.
La data di inizio, concordemente, viene fissata per venerdì 30 ottobre p.v. con la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo.
Fa parte degli impegni, e va data una risposta alle attese, porre in evidenza gli orari di apertura della segreteria parrocchiale e della disponibilità per le confessioni.
IL VOLONTARIATO
PER UNA CIVILTA’ DELL’AMORE
Con l’aiuto delle coordinate esistenziali – memoria, coscienza, progetto-; dentro il divenire dell’anno liturgico segnato da: Avvento-Natale, Quaresima-Pasqua, Pentecoste; con la consapevolezza che la Parola va annunciata, celebrata, testimoniata, possiamo formulare l’obiettivo finale e le tappe intermedie.
Obiettivo finale:
In armonia con le scelte in atto del Sinodo, la comunità, convocata dalla Parola, si lascia da essa illuminare e fecondare per annunziarla, celebrarla, testimoniarla. Per questo, sotto l’azione dello Spirito, riconosce e dà spazio a tutte le forme di volontariato per stare più vicina ai poveri e condividere le loro storie; farsi carico dei più piccoli e dei più deboli, per crescere insieme; scuotere l’indifferenza per far germogliare il servizio.
OTTOBRE MISSIONARIO
Il tempo e la tradizione non lasciano spazi, pongono con immediatezza la comunità di fronte alla missionarietà, quella che fa guardare lontano e impegna per i lontani. Ottobre è il mese dedicato alle missioni; il cuore s’allarga, la preghiera si fa più intensa e la generosità abbatte i limiti. All’orizzonte si delineano i volti di quegli uomini e quelle donne che hanno lasciato tutto per servire il Vangelo. Individuiamo i volti cari: suor Anna Maria, Maria Annunziata; con loro ripensiamo i nostri impegni per alcune famiglie di San Paolo e per le scuole comunitarie di Salvador. Tra i volti riconosciamo don Franco Legrottaglie, missionario in Congo.
Dalle Pontificie Opere Missionarie ci viene proposto un calendario, ci serve per facilitare la nostra attenzione e il nostro coinvolgimento:
· I settimana (27 settembre - 3 ottobre) contemplazione
(Proposta: Adorazione eucaristica)
· II settimana (4-10 ottobre) vocazione;
(Proposta: Rosario missionario)
· III settimana (11-17 ottobre) responsabilità;
(Proposta: Veglia missionaria)
· IV settimana (18-24 ottobre) carità;
(Prop.: Via Crucis della carità)
· V settimana (25-31 ottobre) ringraziamento
(Prop.: Vespri di ringraziamento)
Le parole-chiave, sopra riportate, ci indicano modi da coltivare e strade da percorrere per sentirci missionari, per sciogliere le nostre resistenze. E’ opportuno richiamare l’impegno legato alle scuole comunitarie di Salvador; può essere vissuto da tante altre famiglie in semplicità, con piccole rinunzie. Anche la spesa presso la ‘Bottega’ esprime attenzione, esprime solidarietà, basta ripiegare un attimo in via Sicilia. I ragazzi, inoltre, vanno educati alle rinunzie per la condivisione di ciò che si ha con i coetanei più poveri. Nella catechesi non può essere trascurata questa dimensione e, allo steso tempo, va vissuta bene, con adeguata preparazione, la Giornata dedicata alla Santa Infanzia.
Domenica 4 ottobre, alle ore 18.00, avrà inizio il nuovo anno pastorale, mentre venerdì 30, sempre alle ore 18.00 si apre l’anno dedicato al 50° anniversario della nostra parrocchia. L’Arcivescovo presiederà l’Eucaristia.
La memoria per i nostri defunti nel mese di Novembre si fa più forte e si trasforma in preghiera. La Sacra Scrittura ci fa comprendere che è un bene per coloro che sono nella certa speranza di godere della visione di Dio. Offrire sacrifici, pregare perché la misericordia di Dio li liberi dalle loro imperfezioni è dovere e riconoscenza.
Venerdì 27 novembre, alle ore 18.00, celebreremo l’Eucaristia in ricordo di coloro che ci hanno lasciato durante l’anno2009.
Rimane importante per la comunità, in particolare per gli operatori pastorali, l’appuntamento che ci prepara ad accogliere il nuovo anno liturgico. Nei giorni di novembre verrà presentato il Vangelo di Luca. Vanno sospese le attività comunitarie per favorire la partecipazione.
Domenica 29 novembre è la prima di Avvento.
Lunedì 30 novembre inizia la novena in preparazione alla solennità dell’ Immacolata.
AVVENTO-NATALE
Per fare adeguata e viva memoria degli eventi di salvezza la Chiesa ci prepara a viverli bene; ci sollecita ad avere forte attenzione alle tre “funzioni ecclesiali”, in maniera attenta, nuova, coinvolgente per dare spazio alla comunione e aprirci alla missione.
Obiettivo intermedio:
La comunità rende l’orecchio attento alla Parola usando e ‘sfruttando’ i momenti e i luoghi in cui viene annunciata e spezzata. La stessa pone al centro della vita l’Eucaristia con la celebrazione domenicale e la contemplazione quotidiana.
Quanto ascoltato e celebrato lo testimonia nella vita e ha premura del volontariato.
Parola annunziata
C’è una prassi consolidata: la catechesi dei fanciulli e dei ragazzi; c’è un’esperienza pluriennale: ‘lectio divina’, Scuola popolare della Bibbia, CEB; c’è un esperimento definito: il cammino di fede dei genitori. La comunità deve essere disponibile e competente; tutti siamo sollecitati ad accoglierla per la vita
Parola celebrata
La Parola accolta smuove il cuore e la mente, ci fa conoscere ed accogliere con più consapevolezza Dio, ci motiva la lode e la celebrazione degli eventi salvifici. La comunità favorisce nei giorni feriali la celebrazione delle Lodi e dei Vespri, l’adorazione; la domenica accoglie piccoli e grandi per celebrare dignitosamente la Pasqua settimanale.
La campana suona anche per noi.
Parola testimoniata
La completezza della Parola accolta e celebrata avviene nella storia, incidendo in essa, quando cioè, si passa dal Tempio nel tempo. La credibilità della fede sta nelle opere. La comunità, oltre ad indicare i luoghi della carità, forma, sollecita al volontariato.
Non possiamo rimanere indifferenti.
Gli appuntamenti di questo periodo:
- Novena dell’Immacolata (29 novembre - 7 dicembre)
- Novena di Natale (16 - 24 dicembre);
- Festa della famiglia (27 dicembre);
- Rendimento di grazie di fine anno (31 dicembre);
- Preghiera per la pace (1 gennaio 2010);
- Giornata del Migrante (17gennaio)
- Ringraziamento del dono della vita (2 febbraio );
- Giornata dell’ammalato (11 febbraio 2010)
QUARESIMA-PASQUA
Obiettivo intermedio:
La comunità fa proprio questo tempo speciale, lo riconosce come dono della tenerezza di Dio e si dispone ad accogliere e dare misericordia.
Per questo favorisce con creatività l’incontro con la Parola, pone spazi per vivere la misericordia, allarga gli orizzonti del volontariato.
Parola annunziata
La ‘Lectio divina’ diventa un appuntamento prioritario per gli operatori pastorali; la Scuola popolare della Bibbia si fa ‘precaria’, va nelle CEB; queste e il Rinnovamento nello Spirito Santo realizzano piccole missioni nelle zone pastorali.
Parola celebrata
La Parola scuote, mette in discussione il nostro stile di vita, fa emergere i nostri peccati, ci conduce al Padre misericordioso per accogliere misericordia.
Le celebrazioni domenicali della Quaresima sono segnate dalla richiesta dei ragazzi di ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana; nelle domeniche di Pasqua la comunità gioisce per la celebrazione dei sacramenti.
Parola testimoniata
L’anno dedicato al volontariato per una civiltà dell’amore, ci sollecita a rendere la fede operosa, a dare compimento alla forza della Parola. La comunità continua nelle sue scelte a favore degli ultimi perché passi, attraverso le opere, la credibilità dell’annunzio.
PASQUA – PENTECOSTE
Obiettivo intermedio:
La Parola di questo periodo è rivoluzionaria, la liturgia è attraversata dalla gioia del Risorto, la testimonianza diventa esigenza di vita.
La comunità allarga gli interessi perché l’annuncio del Risorto ha infranto i confini. Essa, nella società, favorisce la ricerca del bene comune.
Parola annunziata
C’è un’insistente richiesta del Risorto: “Dillo ai fratelli”, passa parola, partecipa ai lontani, ai distratti l’Evento che ha salvato il mondo. La comunità continua nel suo impegno e sostiene quanti avvertono la stanchezza o trovano difficoltà. La Parola non può essere incatenata.
Riprende la benedizione delle famiglie.
Parola celebrata
La comunità è in fermento, sembra che la metafora del cantiere si intensifichi; le celebrazioni si arricchiscono della gioia dei bambini e dei ragazzi; finalmente si sentono perdonati, ricevono l’Eucaristia, si lasciano avvolgere dallo Spirito. Tutti avvertiamo l’importanza dei singoli eventi.
Parola testimoniata
La ricerca del bene comune si realizza superando gli interessi personali e di parte. La comunità fa passare, attraverso lo stile del servizio, la testimonianza concreta che il bene comune si può vivere e che il Vangelo si incarna seguendo l’esempio di Gesù: “come ho fatto io”.
N.B.: - I campi-scuola sono diventati un appuntamento dell’estate, non si può
venire meno.
- In questo anno dedicato ai presbiteri vi invitiamo ad avere di loro un
ricordo all’altare; in questo anno dedicato al volontariato noi presbite
ri vi sollecitiamo a non aver paura.
BUON LAVORO
SINODO DIOCESANO
Da agosto 2008 a dicembre 2009
Ambiti di studio:
Pastorale Organica
Laicato
Cultura
Territorio
Scuola
Clero - vita consacrata
Membri sinodali eletti:
Annarita Arigliano
Andrea La Palma
Enzo Finizzi
Supplenti:
Cosimo Falzone
Paolo Piccinno
Membri sinodali di diritto:
Nicolina Melcore (responsabile OVE)
Alberto Binetti (Consulta del laicato)
Ferruccio Libardo (Consulta del laicato)
Antonio Caretto (Consulta del laicato)