PREMESSA
L’inizio di un nuovo anno, pastorale in particolare, è sempre carico di sogni, dubbi, speranze, paure; dal profondo si avvertono slanci carichi di passione, ma anche stanchezza da smaltire; si affacciano nostalgie di un’estate arroventata consumata tra i flutti del mare o le ferrate sui monti, tra il silenzio della campagna e il chiasso delle discoteche.
E’ la coscienza del presente svegliata dall’incalzare del tempo, accarezzata dalle dita delicate della memoria, sollecitata a guardare avanti, oltre.
E’ la condizione, questa, che accomuna grandi e piccoli, che va colta, capita, superata.
Se mettiamo a fuoco, per doverosa opportunità, la vita comunitaria dello scorso anno come dalla verifica di giugno pubblicamente presentata dai responsabili degli organismi, associazioni e gruppi, ci renderemmo conto che siamo dentro un periodo delicato, tuttavia carico di frammenti di grazia e di speranza.
Nella vita della comunità è entrato don Antonio Randino, come nuovo vicario parrocchiale, mentre don Piero Calamo passava a servire la comunità di San Lorenzo da Brindisi al quartiere S. Elia. Questa novità ha sicuramente incuriosito, ha fatto trepidare, ha portato cambiamenti. Tutti abbiamo cercato di intrecciare relazioni per una convivialità vera e forte, capace di respirare comunione.
Le funzioni ecclesiali dominanti da sempre il nostro cammino comunitario: Parola annunciata-celebrata-testimoniata, sono il punto di riferimento, lo zoccolo duro da cui ripartire per mettere in risalto con i suoi chiaroscuri la nostra vita, come la verifica l’ha raccontata.
Dentro un vissuto caratterizzato dalla voglia di conoscere sempre più la Parola di Dio, la Scuola popolare della Bibbia accolta nelle CEB, è diventata una costante, da cui è difficile staccarsi. Sicuramente va coniugato armonicamente il progetto proprio di questa esperienza vissuta nel quartiere da donne e uomini che hanno recuperato il gusto e la bellezza di una vita cristiana, e la Parola che illumina i passi.
Sapere che c’è la possibilità di dare vita a un nuovo centro di ascolto in una delle zone più difficili esprime un colpo d’ala, un sussulto di novità.
Il nostro quartiere ha bisogno di una comunità che sia più attenta, più vicina per le situazioni, nell’ordinario, delicate e difficili; e ancora di più per l’emergenza droga e micro-criminalità.
Il nutrito gruppo di giovanissimi (14 –18 anni) è storia, è sfida, è ricchezza. Ci sono motivi seri per rischiare, cioè per andare oltre. La presenza del nuovo parco urbano che insiste nel quartiere, la consegna da parte del Comune dell’Oratorio, sono nuove opportunità che bussano alla nostra porta, sono segni nuovi da accogliere. La stessa sala della comunità - il teatro - rimane uno spazio libero che rischia di ammuffire data la episodicità del suo uso. Si può creare un circuito che permetta esperienze di vita, di cultura, di crescita armonica. Non possiamo lasciarci prendere dallo spavento; questa nostra comunità si è messa alla prova più volte e in più ambiti, ha dato risposte decisive; ora non può deludere nessuna attesa.
LA PAROLA ANNUNZIATA
La Parola annunziata, mentre conferma nei luoghi classici e reali la sua importanza, occupa luoghi virtuali con il sito curato dal ‘Web-master’.All’esistente si può offrire altro, che tenga legate le famiglie alla vita della comunità.
Sentiamo lontane dalla vita della parrocchia le scuole che sono nel quartiere, nonostante il valido contributo degli insegnanti di religione cattolica.
Le agenzie educative - famiglia, scuola, parrocchia - pur nell’autonomia, possono lavorare di concerto. Per arrivare ad una scelta decisiva ed operativa, è opportuno fare capo ad un gruppo di lavoro permanente che conosca regole e progetti.
Dall’attenzione non possono essere esclusi i gruppi di comunicazione sociale, anch’essi considerati agenzia educativa, ma segnati dal rischio evidente di indebolire le relazioni reali coltivate nella famiglia, nella scuola, nella comunità per dare spazio a quelle virtuali, fino a decretare la morte del prossimo.
La catechesi, inoltre, sta vivendo una stagione particolare, nella quale il cambiamento ‘climatico’ investe i ragazzi, le famiglie, la comunità. Sebbene da tempo essa non sia un’ aggiunta agli impegni ordinari, ma un cammino di fede dentro la vita, oggi è richiesto un supplemento di attenzione e di premura alle esperienze legate alla “iniziazione cristiana”.
Significa che, come i ragazzi, anche i genitori devono recuperare la vivacità della propria fede, la sua traduzione nella vita e nella storia. Essa, la fede, non può essere considerata marginale, occasionale, utilitaristica, ma respiro, battito del cuore, condivisione, stile.
Si pone con eguale intensità e interezza dentro la comunità il cammino di fede dell’ACR. Ragazzi, famiglie ed educatori si ritrovano a vivere un’avventura esaltante, non emotiva, ma esperienziale.
In umiltà e semplicità i genitori possono ri-diventare i primi maestri credibili per i loro figli, possono sentire più reale e costruttiva la loro appartenenza alla comunità.
Non è estranea al recupero dell’identità cristiana la dimensione sociale, professionale, ludica. E’ evidente che siamo dentro quella emergenza educativa dove tutti i soggetti, mentre si lasciano educare dalla Parola, si fanno mediatori di essa; mentre l’energia vitale attraversa le esistenze, questi si pongono al servizio dell’altro, degli altri e la comunità educata si fa educante.
L’esperienza della scuola di alfabetizzazione per gli extra-comunitari, il servizio alla mensa, la stanza indumenti con il Centro di ascolto Caritas, Casa Betania, la proclamazione in lingua inglese del Vangelo la domenica, la disponibilità discreta di alcune famiglie all’accoglienza sono segni che sta fiorendo una qualità nuova di relazioni.
I volontari, che nella gratuità rendono un servizio bello, appassionato ai nuovi poveri, sono la voce permanente e udibile dei piccoli profeti, sono la testimonianza concreta e visibile dei servi discreti, che le rivoluzioni non-violente sono possibili, attuali.
Rimane, intanto, circoscritta e limitata all’adozione a distanza di alcune scuole di Salvador in Brasile, l’attenzione alla missionarietà ‘oltre’.
E’ una constatazione, ma anche una sollecitazione a slargare il piccolo orizzonte del nostro mondo, le sicurezze del nostro recinto per un’avventura bella, essenziale, libera, che nasce da una struggente passione missionaria.
La Parola
è libera e liberante,
è luce ed illumina,
è eterna e s’incarna nel tempo,
è sostanza d’amore e si fa amante.
LA PAROLA CELEBRATA
La Parola tanto straordinaria nella sua dinamicità, quanto ordinaria nella sua vicinanza, trova spazi vitali nella liturgia, quella celebrata dalla comunità la domenica, “dies Domini”.
Il fatto che sia la minoranza della gente del quartiere che aderisce alla convocazione per nutrirsi della Parola e dell’Eucaristia, mette in crisi induce ad interrogarsi, fa pensare al prevalere di altri interessi sul bisogno del cuore di incontrare il Signore e i fratelli.
Al di là della quantità, che non è il metro di misura essenziale, è evidente la privatizzazione della religione rispetto alla condivisione del dono della fede. Una visione questa del cristianesimo, che impoverisce la grandezza dell’annuncio e l’importanza della celebrazione fino a trascurare la doverosa carità.
Le nostre celebrazioni domenicali, comunque, sono dignitose, in qualche modo coinvolgenti, sia per i ministeri esercitati da più persone, che per la con-partecipazione dell’assemblea, sia per i cori che animano il canto, che per il tentativo di attualizzare la Parola nell’omelia dei presbiteri.
L’Eucaristia dà senso alla domenica - Pasqua settimanale - e alla vita cristiana, trova compimento nella testimonianza della carità, aiuta a capire la fame di giustizia.
I giorni feriali sono segnati dalla celebrazione eucaristica mattutina e serale, dalla recita delle Lodi e dei Vespri, dall’adorazione silenziosa quotidiana, dalla preghiera di lode settimanale. Il canto, in vario modo, è sempre curato. Un tocco di ’grazia’ è dato dalla delicatezza e dalla discrezione di coloro che si occupano del decoro del presbiterio e della chiesa.
Portare la vita ’ferita’ all’altare e tornare ‘sanati’ a casa, significa che in ogni celebrazione il cielo si unisce alla terra; Dio, nella sua perenne fedeltà, si prende cura di ciascuno per vederlo sollevato, come portato ‘su ali d’aquila’, educa “alla vita bella del Vangelo” per vedere la sua etica ancorata al cuore dei cristiani.
Oltre al numero esiguo di adulti e giovani alla celebrazione domenicale, da qualche tempo anche i ragazzi trascurano questo impegno, tanto che si possono considerare ‘straordinari’ coloro che scelgono di partecipare.
La comunità, in particolare il Consiglio Pastorale Parrocchiale, si deve interrogare: questo comportamento che consideriamo sbagliato, richiede o no un ripensamento radicale?. I genitori, con onestà, possono aiutare a comprendere quale è il messaggio che i ragazzi vogliono comunicare agli adulti, alla comunità.
Rimane significativa la sistematicità con cui i giovanissimi si prendono cura di animare l’Eucaristia la domenica sera. E’ evidente che l’attenzione degli animatori nei loro confronti è rivolta alla crescita armonica, alla vita; la celebrazione è la risposta al bisogno del cuore, la testimonianza è attenzione alla persona.
Il servizio dei Ministranti è puntuale e rimane importante. I ragazzi che servono all’altare sono privilegiati ed è bello che i genitori li seguano con premura, mentre con l’animatore dei figli si ritrovano per aver cura del proprio cammino di fede.
E’ una constatazione reale l’invecchiamento dei nostri ministri istituiti. Verso di loro c’è gratitudine, comprensione e grande rispetto, tuttavia bisogna pensare a nuovi laici che possano continuare il loro servizio.
Occorre fare discernimento.
LA PAROLA TESTIMONIATA
La testimonianza della carità trova il suo fondamento, la sua ragione di essere, la sua vitalità dentro la Parola annunziata e celebrata, perché questa - la Parola - prende, coinvolge la vita nel suo divenire, nel suo relazionarsi.
Questo stretto legame va considerato importante da ogni comunità, perciò le scelte pastorali devono tenere conto delle situazioni esistenziali della famiglia, del quartiere, degli eventi nuovi che premono per essere riconosciuti e accolti. Sono i volti sconosciuti degli stranieri, sono il volto noto dei nostri ragazzi, dei nostri ammalati, dei nostri poveri; sono le situazioni di non-vita che la crisi attuale semina nelle nostre case, nella nostra città: mancanza di lavoro per due giovani su tre, licenziamenti per gli adulti; sono le situazioni legate all’inquinamento: tumori in continuo aumento; sono le situazioni della mala-sanità: visite specialistiche dalle attese lunghe; sono le situazioni legate alla droga e alla micro-criminalità: piazza del Salento.
La testimonianza della carità è frutto di un processo educativo del quale la comunità ha responsabilità e per il quale deve spendersi senza tregua, perché ne va di mezzo il dono della tenerezza di Dio e rimane nell’ombra la propria identità, la completezza del suo essere dentro la storia.
E’ importante, anzi doveroso, che la catechesi esprima sempre la dimensione sociale attraverso la formazione di una coscienza critica, per una fede sempre più motivata e consapevole.
I segni della carità aperti alla giustizia, mentre esprimono compiutezza in un circolo virtuoso, testimoniano la fecondità della comunità che, adombrata dallo Spirito genera vita, ridà dignità, coltiva speranza, disegna i sogni.
Allo stesso modo la liturgia deve accogliere l’umanità ferita, percepire l’anelito dell’uomo verso Dio, rendere comprensibile, tangibile la vicinanza di Dio perché la preghiera di lode e di ringraziamento, la richiesta di intercessione e la contemplazione avvengano tra due ‘vicini’, dentro una famiglia, dove il calore dell’affetto, la delicatezza e il rispetto fanno sentire lo star dentro un ambiente accogliente, dentro ‘la’ casa.
Così i sogni diventano permanenti, i volontari si motivano, i sacrifici si affrontano e la carità pastorale si fa pastorale della carità. Nessuno, così, si sente estraneo al bisogno di definire uno stile di vita evangelico o di rivisitare il proprio tenore di vita.
E’ ancora drammaticamente attuale l’appello dei Vescovi italiani rivolto a tutta la nazione: “Demoliremo, innanzitutto, gli idoli che ci siamo costruiti: denaro, potere, consumo, spreco, tendenza a vivere al di sopra delle nostre possibilità”.
La comunità, in tutte le sue espressioni, deve farsi carico dell’impegno educativo; allo stesso tempo essa diventa sostanza di carità; si fa credibile.
La Caritas è l’organismo pastorale che aiuta la comunità ad essere un cantiere aperto. Sicuramente l’armonia, le intese, il rispetto della diversità dei servizi esprimono maturità, gratuità, dono. I poveri in questo sono dei giudici spietati.
Rimane un punto fermo il fatto che non possiamo esprimerci da “navigatori solitari”; l’ attenzione, la condivisione delle scelte di intesa con le altre comunità va cercata, va accolta. Si dice che bisogna lavorare in rete.
LA MEMORIA
Le funzioni intrecciate nel tessuto della nostra comunità rimangono vitali e comprensibili grazie alle radici che la tengono radicata nella storia, alla disponibilità di avere coscienza e cura del presente, mentre si apre al futuro con progettualità persino inedite.
La memoria fa sentire viva la cura e la premura di coloro che hanno tracciato un solco dentro la comunità con il loro servizio, col dono di sé; hanno lanciato ponti per superare paure e congiungere mondi diversi; hanno testimoniato la loro fede tramite scelte e decisioni.
Abbiamo ancora l’eco nel nostro cuore dei cinquant’anni dell’istituzione della nostra parrocchia: 1959-2009.
Volti, nomi, strutture, segni si sono presentati davanti a noi con tutta la loro vitalità e ricchezza. Ci siamo sentiti più responsabili perché custodi della memoria e perché consapevoli che il patrimonio ricevuto va custodito per donarlo alle generazioni future.
Il testo che vorremmo pubblicare per non dimenticare, contiene la descrizione dei bisogni del nascente quartiere Commenda, le decisioni prese per dare risposte concrete; il travaglio, i tempi occorsi per la realizzazione definitiva del complesso parrocchiale; le persone che hanno pensato, progettato, realizzato.
Nel lavoro viene dato spazio alle scelte pastorali portate avanti dai parroci, dagli organismi di partecipazione, dalle associazioni, dalla comunità. In esso c’è lo spaccato della vita presente carica della memoria. Occorre, ora, dare al testo un volto armonico, un linguaggio unico, un corredo essenziale di immagini. Ci stiamo provando.
La memoria vive oltre le pagine di un testo, allunga la sua vitalità nel presente, aiuta a pensare il futuro.
La COSCIENZA DEL PRESENTE
Di qui la necessaria coscienza attenta, libera, che si fa critica nei confronti di un mondo che ama porre in vetrina corruzione, interessi di parte, privilegi, potere, divisioni, mentre usa e abusa dei più deboli, allargando sempre più le forbici per arrivare platealmente a mortificare il lavoro di un operaio, ad ignorare il suo sudore. La busta paga giornaliera (lorda) di un dirigente è di euro 423.00; quella di un operaio di euro 67.00 (lordo); c’è una differenza di euro 356.00; in un anno quella differenza ammonta ad euro 128.000,00. Se poi consideriamo che dalle nostre parti due giovani su tre non trovano lavoro, mentre per ‘incanto’ ti trovi in cassa integrazione e, peggio ancora, licenziato, il quadro è pesante, senza futuro.
Una coscienza critica denunzia e annunzia, apre alla speranza che è dentro l’uomo mentre si apre al dono della fede e decide di compiere un cammino.
La situazione sociale non può essere estranea alla vita di una comunità, anzi essa la legge e la interpreta alla luce della Parola; propone e condivide una vita più austera; dalle funzioni ecclesiali si lascia interpellare perché la voce degli ultimi sia nell’annuncio, nella liturgia, nella testimonianza della carità.
Dentro questa realtà in divenire si ritrova a vivere la sua esperienza di presbitero don Claudio Cenacchi che sostituisce don Gian Cosimo.
Le partenze si accompagnano alla sofferenza, procurano dolore.
Don Gian Cosimo ci ha donato cinque anni della sua giovinezza; di lui abbiamo apprezzato la passione, la competenza, la disponibilità, l’amore. Sicuramente è giunto il momento per una responsabilità più piena; questo avverrà nella parrocchia della Consolazione in Leverano.
Dirgli grazie è bisogno del cuore, esprimergli un forte augurio è segno di condivisione.
A don Claudio facciamo spazio nel nostro cuore e nella nostra comunità, sapendolo fortemente motivato e pienamente disponibile a vivere con noi una bella avventura. Assieme a don Antonio, ormai dentro questa nostra realtà da un anno, costituirà un ‘tandem’ leggero e intenso, scattante.
La coscienza del presente ci sollecita, sempre alla luce del vissuto, a rivisitare luoghi, esperienze, disponibilità, metodo per comprendere la situazione attuale e puntualizzare le capacità della ripresa.
Il progetto
Questa consapevolezza ci aiuta ad impostare al meglio il nuovo anno pastorale con una progettualità più completa rispetto al recente passato.
La Diocesi, sulla scia del Sinodo, pone l’attenzione sulla scuola e la comunicazione sociale; le Linee di Lavoro dell’Arcivescovo, assieme al Convegno di fine agosto, propongono i termini della comune attenzione. Da parte nostra proviamo a coniugare insieme le sollecitazioni della Chiesa particolare e i bisogni di questa nostra comunità.
Per la Parola annunciata valgono le esperienze in atto e, ancor più, vale il sostegno nella cura dei genitori invitati a recuperare il senso del dono della fede e a riprendere il cammino. Una possibile soluzione al vuoto d’attenzione più volte denunziato verso le famiglie con figli da 0 a 6 anni, potrebbe essere l’uso delle ‘e-mail’, sistematicamente inviate dalla parrocchia, dai contenuti semplici di fede. In questo potrebbe essere utile il catechismo CEI proprio dei bambini. Per le CEB è possibile puntare alla apertura di un nuovo Centro di Ascolto in via G. Di Vittorio e definire meglio la Scuola popolare della Bibbia. E’ opportuno rilanciare l’attenzione e la partecipazione alla ‘Lectio divina’.
Per la Parola celebrata l’attenzione può essere posta sui gesti che consentono a tutti di sentirsi a casa propria, nella casa dell’unico Signore: per il modo con cui si sentono accolti mentre possono esprimere la loro preghiera, il loro canto, il loro silenzio; per la familiarità con cui proclamiamo la Parola di Dio, per la dignità di un ‘omelia fedele ai testi liturgici’ …; per la solidarietà cristiana … .
La celebrazione feriale dei Vespri va rivisitata perché sia più dignitosa e partecipata (cfr CIPP).
Per la Parola testimoniata sono poste in gioco la carità e la giustizia, a cominciare dal quartiere Commenda, mentre lo sguardo è rivolto alla città.
Il crescente numero degli stranieri, le grosse difficoltà di accoglienza, l’inadatto dormitorio di via Provinciale S. Vito, sono affrontati, con coraggio e a limite delle proprie forze, da donne e uomini nella totale gratuità: accoglienza, ascolto, alfabetizzazione, condivisione.
I segni permanenti e i servizi a favore degli ultimi hanno bisogno urgente di altri volontari. Casa Betania, la stanza indumenti, gli ammalati sono solo alcuni ambiti a rischio.
Brutalmente va detto che il giro della droga si è ampliato; nonostante fatti molto seri, non ci siamo scomodati, interrogati pensandoli problemi lontani da noi. E’ il tempo giusto per porre sul tavolo il problema.
Potremmo non credere ai nostri occhi, ma è proprio vero: l’Oratorio è una realtà, pronto ad essere usato. L’Amministrazione comunale ha portato a termine, dopo anni di trepidazione, il progetto.
Ora si tratta di rendere formale, attraverso un ‘commodato d’uso, il passaggio di proprietà. Assieme all’Oratorio sono stati realizzati un grande parco e una Scuola Materna.
Per rendere l’Oratorio un luogo educativo dei ragazzi, dobbiamo ragionare, coinvolgere, corresponsabilizzare adulti che con passione, assieme ad un presbitero, si dedichino a questo delicatissimo servizio.
L’ICONA BIBLICA
La lavanda dei piedi, icona del Sinodo, rimane viva in questa fase post-sinodale. E’ un richiamo forte alla qualità del servizio, alla visione del potere, all’attenzione all’altro. Gesù ci pone davanti ad un gesto sconcertante, mentre aggiunge: “Perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,15). Cingersi il grembiule dalle reni vuol dire mettere in gioco la propria vita nel servizio all’altro.
LA COMUNIONE E LA MISSIONE
Le tre funzioni ecclesiali (Parola annunciata-celebrata-testimoniata) trovano completezza nella comunione. Funzione, questa, che dà ragione di essere ad una comunità, mentre, se vissuta con tutta la forza, aiuta ad esprimere l’identità cristiana.
E’ stato il termine - e anche la premura - che ha accompagnato il Sinodo nel suo svolgersi e nella sua progettualità.
L’altro termine legato a comunione è: missione. Si tratta di prendere coscienza dell’impegno che deriva dal battesimo, si coniuga con la testimonianza cristiana nel territorio per allargarsi ai lontani, ai confini. La dinamica della missionarietà sta nel Vangelo; serve a capire, sollecitare la disponibilità di ciascuno, sapendo che si esprime nella comunità e a partire da essa.
L’adozione a distanza, frutto di piccoli sacrifici e di chiara sensibilità, è un impegno che va ancora ampliato con l’adesione di altre famiglie, ma ci lascia fermi nella nostra terra, al sicuro. C’è un ‘andare’ che ci interpella, l’urgenza del Vangelo che ci spinge.
Comunione e missione richiamano l’esistenza della pluralità dei doni dello Spirito e la diversità dei ministeri da vivere nella convivialità.
Uno di questi doni è la speciale vocazione al sacerdozio. Il grembo della nostra comunità sembra essere sterile, vista la persistente assenza di vocazioni. Presbiteri e laici siamo chiamati ad essere testimoni credibili per far riflettere i giovani.
IMPEGNI E ATTESE
A mo’ di sintesi di quanto pensato e richiamato fino ad ora, e nel tentativo di andare oltre l’esistente, è opportuno evidenziare gli impegni e le attese.
In merito alla Parola annunziata è confermata la ‘tre giorni’ dei catechisti con don Gian Cosimo. E’ proprio necessario coltivarsi nell’arte dell’accompagnamento dei ragazzi, e coltivare il mondo vario dei genitori e degli adulti, perché la fede diventi vita.
Per le famiglie vale la pena coltivare la comunicazione tramite internet. Il sito della parrocchia (www.parrocchiasanvitobrindisi.it) può diventare agorà virtuale.
Sui giovanissimi è in atto una scommessa, grazie agli animatori maturi e competenti. La loro freschezza, la delicatezza di un’età di passaggio, la fragilità degli affetti e delle relazioni, gli interrogativi sulla fede, assieme agli impegni caparbiamente rispettati, vanno seriamente considerati dalla comunità intera.
I giovani rischiano l’estinzione se non c’è un colpo d’ala, uno scatto di reni che facciano trasalire di speranza. Occorre avere motivazioni forti, disponibilità grande, proposte coinvolgenti e, ancor più, animatori credibili. Ci sono possibilità concrete da non sciupare.
Lo scorso anno, nel progetto, veniva lanciata l’idea che gli Scout e i giovani di AC si ritrovassero per un confronto; è possibile recuperarla e rilanciarla; è importante credere che il bene è contagioso, scioglie le resistenze, accorcia le distanze.
L’Opera Vocazioni Ecclesiastiche (O.V.E.) non si può rifugiare nei residui interessi economici per aiutare il Seminario, potrebbe essere il preludio dell’estinzione. Ci sono diverse proposte che vengono dall’Associazione; i destinatari sono anche i nostri ragazzi. E’ stata sicuramente positiva la ‘Scuola di preghiera’ con l’adorazione eucaristica, presso il Seminario, vissuta mensilmente dai giovanissimi.
Alla varietà delle offerte ci deve essere una risposta adeguata.
Lo scorso anno abbiamo recuperato la Cattedra di Vita nel ricordo dei venti anni dallo sbarco degli albanesi. E’ stato difficile riprendere, ma il CPP e le coordinatrici hanno dato il meglio di sé. E’ andata bene. Per l’anno che inizia ci sono due ricorrenze di diversa portata: i 50 anni dall’inizio del Concilio Vaticano II (12 ottobre 1962) e i 30 anni del documento del Consiglio Permanente della CEI. “La Chiesa italiana e le prospettive del Paese” (23 ottobre 1981). Possiamo confrontarci.
Nelle Linee di lavoro della Diocesi c’è un richiamo forte alle parrocchie circa il rapporto con le scuole ricadenti nel territorio. Pur nel rispetto delle autonomie, occorre uscire fuori dagli incontri episodici o, peggio, inesistenti. In quanto agenzie educative possono e devono avere delle intese, condividendo spazi progettuali, proposte unitarie. Costituire un gruppo di lavoro permanente, potrebbe risultare utile per uscire da questa dannosa situazione.
Il teatro ha bisogno di una svolta per non continuare a dire cose inutili e a non lasciare al caso il suo utilizzo. E’ una concreta possibilità culturale trascurata. Darlo in gestione? E’ un male per la comunità, ma è la soluzione più facile; recuperare il gruppo che se ne occupi, è la soluzione inseguita e mai raggiunta. Possiamo sperare ancora?.
L’Oratorio è lì che ci aspetta. Non possiamo essere approssimativi nel suo uso. La dimensione educativa passa anche attraverso quel luogo di aggregazione. Se non lo vogliamo bruciare, occorre che il CPP ci rifletta con urgenza e che le decisioni siano condivise.
I giovani che portano avanti la Bottega del Mondo si sentono più motivati per il servizio che essa rende al quartiere e, forse, alla città.
Il commercio equo e solidale, di cui la Bottega è segno, rimane volutamente una spina nel fianco per tutti noi abituati ad un consumismo oltre le nostre possibilità. Ci ricorda che non ci sono le grandi multi-nazionali che ci servono, ma ci usano; esistono piccole cooperative dei paesi in via di sviluppo che propongono prodotti dal sapore intenso della libertà..
La drammatizzazione della passione si è ulteriormente definita come evento culturale-religioso, come Associazione ‘LITOSTRHOTOS’, come apertura alla città. Migliorarla, arricchirla con arte e intelligenza, rimane un impegno aperto.
Casa Betania da circa un anno ha cambiato sede. Abbiamo sperimentato, assieme agli ospiti, quanto ora essa sia più accogliente. L’organizzazione interna si è ulteriormente definita; i volontari hanno compreso quanto sia importante dare spazio alla formazione per un servizio sempre più qualificato. Evidenziare che occorrono altri volontari, sia a Casa Betania che negli altri servizi ai poveri, agli ultimi, non è superfluo, ma un bisogno consegnato al nostro cuore. Le reazioni piene di paura e di pregiudizi del condominio sono acqua passata; c’è una reciproca attenzione.
La costruzione dell’organo, in chiesa, procede lentamente, non è possibile porre una scadenza, occorre avere pazienza.
Si ripropone l’ultimazione della canonica, lasciata in sospeso per troppi anni. Occorre definire l’intesa con la Curia diocesana.
In ultimo è da mettere in evidenza che gli ‘sgocciolatoi’ sul tetto del terrazzo sono stati posizionati; occorrerebbe, ma non nell’immediato, una pulitura di tutta la facciata.
BUON LAVORO