Domenica 9 Ottobre

XXVIII del Tempo Ordinario

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Dal vangelo secondo Luca  ( Lc 17,11-19 )

Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, i quali fermatisi a distanza alzarono la voce dicendo: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!».Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non  sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

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  Dieci lebbrosi all’ingresso di un villaggio, nove giudei e un samaritano insieme. La sofferenza li ha uniti, la guarigione li separerà.

Insieme pregano Gesù ed egli: appena li vedesubito, senza aspettare sente l’ ansia di guarirli.

  Gesù disse loro: Andate a presentarvi ai sacerdoti. E mentre andavano, furono purificati.

Sono purificati non quando arrivano dai sacerdoti, ma mentre camminano, sui passi della fede.

Nove dei guariti non tornano: scompaiono nel vortice della loro felicità, dentro gli abbracci ritrovati, ritornati persone piene, libere.

Unico, un eretico straniero torna indietro e lo fa perché ascolta il suo cuore, perché intuisce che la salute non viene dai sacerdoti, ma da Gesù;

non dall’osservanza di leggi e riti, ma dal  rapporto vivo con lui.

Per Gesù conta il cuore e il cuore non ha frontiere politiche o religiose.

Il centro del brano è l’ultima parola: la tua fede ti ha salvato.    

   Nove sono guariti, ma uno solo è salvato. Per fede.

Nel racconto possiamo distinguere i tre passi fondamentali del cammino del credere:

  ho bisogno / mi fido / ringrazio e mi affido.

La fede nasce dal bisogno, dal grido universale della carne che soffre, dalla nostra fame di vita,

di senso, di amore, di salute, quando non ce la fai e tendi le mani.

Poi «mi fido». Il grido del bisogno è ricco di fiducia: qualcuno ascolterà, qualcuno verrà, già viene in aiuto.

I dieci si fidano di Gesù e sono guariti. Ma a questa fede manca qualcosa, una dimensione fondamentale:

la gioia di un abbraccio, una relazione, una reciprocità, una risposta.

Il terzo passo: ti ringrazio è compiuto dallo straniero.

Tutti hanno ricevuto il dono, uno solo ha risposto.

Uno solo torna, e passa da guarito a salvato. Ha intuito che il segreto non sta nella guarigione, ma nel Guaritore.

È il Donatore che vuole raggiungere non i suoi doni, e poter sfiorare il suo oceano di pace e di fuoco, di vita che non viene meno.

Nel lebbroso che torna importante non è l’atto di ringraziare, quasi che Dio fosse in cerca del nostro grazie, bisognoso di contraccambio;

è salvo non perché paga il pedaggio della  gratitudine, ma perché entra in comunione:

con il proprio corpo, con i suoi, con il cielo, con Cristo: gli abbraccia i piedi e canta alla vita.

I nove guariti trovano la salute; l’unico salvato trova la salute e un Dio che fa fiorire la vita in tutte le sue forme,

che dona pelle di primavera ai lebbrosi, un Dio la cui gloria non sono i riti  ma l’uomo vivente.

Ritornare uomini, ritornare a Dio: sono queste le due tavole della legge ultima, i due movimenti essenziali d’ogni salvezza.

 

PREGHIERA

Signore Gesù, siamo tutti lebbrosi

e  abbiamo bisogno di essere guariti.

Siamo lebbrosi nei pensieri

non sempre limpidi, negli affetti non sempre puri,

nella fede non sempre forte.

Aiutaci a guarire obbedendo al tuo Vangelo,

accrescendo la nostra fede  nella tua potenza salvifica.

Aiutaci a riconoscere in Te il Maestro,

ad accoglierti come Salvatore, a saperti dire sempre grazie.

Vogliamo stabilire con Te un rapporto  di riconoscenza per i doni che ci dai.

Signore, donaci una fede autentica

con la quale chiedere e ottenere,

guariscici col tuo amore misericordioso.