Domenica 4 Giugno

PENTECOSTE

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Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-23)

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò  in mezzo e  disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Dopo aver detto  questo, alitò su di loro e disse : «Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; e a chi  non li rimetterete,  resteranno non rimessi».

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Mentre erano chiuse le porte del luogo per paura dei Giudei…

Accade sempre così quando agisci seguendo le tue paure: la vita si chiude. La paura è la paralisi della vita.I discepoli hanno paura anche di se stessi, di come lo hanno rinnegato.

E tuttavia Gesù viene.

È una comunità dalle porte e finestre sbarrate, dove manca l’aria e si respira dolore, una comunità che si sta ammalando.

E tuttavia Gesù viene.

Papa Francesco continua a ripetere che una chiesa chiusa, ripiegata su se stessa, che non si apre, è una chiesa malata.

Eppure Gesù viene.

Viene in mezzo ai suoi, prende contatto con le loro paure, con i loro limiti, senza temerli. Sa gestire la nostra imperfezione.

Mostrò loro le mani e il fianco.   

  E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo:

«Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».

L’abbandonato ritorna e sceglie proprio coloro che lo avevano abbandonato e li manda. Lui avvia processi di vita, non accuse; gestisce la fragilità e la fatica dei suoi con un metodo umanissimo: quello del primo passo.

Il cardinal Martini diceva ai suoi preti: in qualsiasi situazione, anche in quella più perduta, indicate un passo, un primo passo è possibile sempre, per tutti, un passo nella direzione giusta.

Noi non saremo giudicati se avremo raggiunto l’ideale, ma se avremo camminato nella buona direzione, senza arrenderci, con cadute e infinite riprese, con gli occhi fissi ad

una stella polare.

Gestire l’imperfezione significa questo: avviare processi di vita e cercare di ottenere il miglior risultato possibile ogni giorno.

Molti ti sbandierano in faccia la loro idea di perfezione.

Sono i più, convinti inoltre di esprimere la vera sapienza, ma con loro le cose non cambiano mai, i perfetti il più delle volte sono immobili.

Detto questo, soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo. Soffiò… Lo Spirito è il respi­ro di Dio. In quella stanza chiusa, in quella situazione che era senza respiro, asfittica, ora respira  il respiro di Cristo, quel principio vitale e luminoso, quella intensità che lo faceva diverso, che faceva unico il suo modo di amare e spalancava orizzonti.

A coloro cui perdonerete i peccati saranno perdonati, a coloro cui non perdonerete non saranno perdonati.

Il perdono dei peccati non è una missione riservata ai preti, è un impegno affidato a tutti i credenti che hanno ricevuto lo Spirito, donne e uomini, pic­coli e grandi.

Il perdono non è un sentimento, ma una decisione: «piantate attorno a voi oasi di riconciliazione, aprite porte, riaccendete calore, riannodate fiducia nelle persone, inventate sistemi di pace».

  E quando le oasi si saranno moltiplicate conquisteranno il deserto.

 PREGHIERA

 

Santo Spirito di Dio, accendi i nostri cuori

con il fuoco del tuo amore.

Facci sentire la sete di Dio per attingere con fede

alla sorgente di acqua viva.

Porta refrigerio alle nostre membra stanche,

irrora la nostra arida terra, ricordaci le parole di Gesù

perché sappiamo affrontare ogni situazione

con la saggezza che viene dall’Alto.

Non lasciare che ci smarriamo

nei labirinti della storia, rischiara il nostro cammino

con la luce della Risurrezione.

Scendi su di noi, Santo Spirito di Dio.