Domenica 31

IV Domenica del Tempo Ordinario

IV TO

Clicca quì per leggere il foglio di collegamento della IV Domenica del Tempo Ordinario

Mc 1,21-28

Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Clicca sul player sottostante per ascoltare il vangelo della IV Domenica del Tempo Ordinario.

Riflessione di Padre Raniero Cantalamessa

Nel Vangelo di Marco questo episodio rappresenta quasi l’inaugurazione dell’attività messianica di Cristo. La folla, impressionata, commenta: “Che è mai questo? Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono”.
Che pensare di questo e di tanti altri episodi analoghi presenti nei vangeli? Più radicalmente: esistono ancora gli “spiriti immondi”? Esiste il demonio?
Premettiamo qualche cenno sulla situazione attuale circa la credenza nel demonio. Dobbiamo distinguere bene, a questo riguardo, due livelli: il livello delle credenze popolari e il livello intellettuale Viene da chiedersi: perché molti intellettuali, perfino tra i teologi, trovano impossibile credere oggi nell’esistenza del demonio come entità non solo simbolica ma reale e personale? Io credo che uno dei motivi principali è questo: si cerca il demonio nei libri, mentre al demonio non interessano i libri, ma le anime, e non lo si incontra frequentando gli istituti universitari, le biblioteche e le accademie, ma, appunto, le anime. Quelli che passano in rassegna i fenomeni tradizionalmente considerati diabolici (possessione, patti con il diavolo, caccia alle streghe…), per poi concludere trionfalmente che è tutta superstizione e che il demonio non esiste, somigliano a quell’astronauta sovietico che concludeva che Dio non esiste, perché lui aveva girato in lungo e in largo per i cieli e non lo aveva incontrato da nessuna parte. Entrambi hanno cercato dalla parte sbagliata. Un altro equivoco va menzionato in questo campo. Si discute sull’esistenza di Satana tra teologi e uomini di cultura atei, come se vi fosse una base comune per il dialogo. Non si tiene conto che una cultura “laica”, che si dichiara non credente, non può credere nell’esistenza del demonio; è bene, anzi, che non vi creda. Sarebbe tragico che si credesse nell’esistenza del demonio, quando non si crede nell’esistenza di Dio. Allora sì che ci sarebbe da disperarsi. Che cosa può sapere di Satana chi ha avuto a che fare sempre e solo, non con la sua realtà, ma con l’idea e le rappresentazioni o le tradizioni etnologiche su di lui? Costoro sono soliti trattare questo argomento con grande sicurezza e superiorità e liquidare tutto con l’etichetta di “oscurantismo medievale”. Ma è una sicurezza senza fondamento, come quella di chi si vantasse di non aver paura del leone, solo perché lo ha visto tante volte dipinto o in fotografia e non si è mai spaventato di esso Alcuni interpretano la linea di maggior discrezione adottata dal magistero in questo campo come una prova che anche la Chiesa ha rinunciato alla credenza nel demonio o che almeno non sa più bene cosa fare di questo punto della sua dottrina. Ma non è vero. Paolo VI ha riaffermato con forza la dottrina biblica e tradizionale intorno a questo “agente oscuro e nemico che è il demonio”. Scrive tra l’altro: “Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa”. Anche in questo campo, tuttavia, la demitizzazione non è passata invano e senza portare anche frutti positivi. In passato si è spesso esagerato nel parlare del demonio, si è visto dove non era, si sono commessi molti torti e ingiustizie, con il pretesto di combatterlo; occorre molta discrezione e prudenza per non cadere precisamente nel gioco del nemico. Vedere il demonio dappertutto non è meno fuorviante che non vederlo da nessuna parte.

Si capisce quindi la prudenza della Chiesa nello scoraggiare la pratica indiscriminata dell’esorcismo da parte di persone che non hanno ricevuto nessun mandato per esercitare questo ministero. Gli Atti degli apostoli ci riferiscono un episodio istruttivo a questo riguardo: “Alcuni esorcisti ambulanti giudei si provarono a invocare anch’essi il nome del Signore Gesù sopra quanti avevano spiriti cattivi, dicendo: ‘Vi scongiuro per quel Gesù che Paolo predica’… Ma lo spirito cattivo rispose loro : Conosco Gesù e so chi è Paolo, ma voi chi siete?” (Atti 19, 13-15). I malcapitati dovettero, in quell’occasione, fuggire nudi e coperti di ferite per la violenta reazione dell’uomo che volevano liberare. Non parliamo poi di coloro che fanno dell’esorcismo una delle tante pratiche a pagamento si vantano di togliere “fatture, malocchio, iella, negatività maligne su persone, case, negozi, attività commerciali” (tutte cose che si leggono nei reclami di queste attività, oggi fiorentissime). Stupisce come in una società come la nostra così attenta alle frodi commerciali e pronta a denunciare casi di millantato credito e abusi nell’esercizio della professione, si trovino tante persone disposte a bere panzane come queste .

PREGHIERA

Signore, il tuo insegnamentonon nasce  da sentenze

apprese nel tempo, non è una dottrina costruita

con l’ascolto paziente di tanti maestri,

non è il frutto della consultazione

di  rotoli antichi.

Quello che dici è  il respiro della tua esistenza,

l’amore che ti lega al Padre,

il rapporto unico ed originale

da cui sgorga ogni parola e ogni gesto.

Facci  avvertire la forza travolgente

che emana da Te

e che può trasformareogni persona,

liberandola da tutto ciò che la tiene prigioniera,

incatenata ad un male che logora,

ad una sofferenza che non ha fine.

 Tu non  ti limiti ad indicare la guarigione,

ma la realizzi e la rendi possibile.