Domenica 3 Giugno

X Del Tempo Ordinario

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Scarica il foglietto di Domenica 5 giugno 2016

Dal Vangelo secondo Luca ( Lc 7, 11-17)

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e facevano la strada con lui i discepoli e  grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, che veniva portato al sepolcro un morto,  figlio unico di  madre  vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore ne ebbe compassione  e le disse: «Non piangere!»e accostatosi  toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Giovinetto, dico a te, àlzati!». Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo».  La fama di questi fatti si diffuse in  tutta  la Giudea e per tutta la regione.

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Una donna, una bara, un corteo. Sono gli ingredienti di base del racconto di Nain che mette in scena la normalità della tragedia in cui si recita il dolore più grande del mondo.

Quel buco nero che inghiotte la vita di una madre, di un padre privati di ciò che è più importante della loro stessa vita.

Quel freddo improvviso e spaventoso che ti stringe la gola e sai che d’ora in poi niente sarà più come prima.
Quella donna era vedova, aveva solo quel figlio, che per lei era tutto.

Due vite precipitate dentro una sola bara. Quante storie così anche oggi, quante famiglie dove la morte è di casa.

Perché questo accanirsi, questa dismisura del male su spalle fragili?

Il Vangelo non dà risposte, mostra solo Gesù che piange insieme alla donna, e sono due madri che piangono, sono due vedove.

   Gesù non sfiora il dolore, penetra dentro il suo abisso insieme a lei.
Entra in città da forestiero e si rivela prossimo: chi è il prossimo? Gli avevano chiesto. Chi si avvicina al dolore altrui, se lo carica sulle spalle, cerca di consolarlo, alleviarlo, guarirlo se possibile.

Il Vangelo dice che Gesù fu preso da grande compassione per lei. La prima risposta del Signore è di provare dolore per il dolore della donna.

   Vede il pianto e si commuove, non prosegue ma si ferma, e dice dolcemente: donna, non piangere.

Ma non si accontenta di asciugare lacrime. Gesù consola liberando. Si avvicina a una persona che, forse, in cuor suo sta maledicendo Dio: «Perché a me, perché a me? Cosa ho fatto?»
Nessun segnale ci dice che quella donna fosse credente più fervida di altri. Nessuno.

Ciò che fa breccia nel cuore di Gesù, il Signore amante della vita, è il suo dolore.

Quella donna non prega, ma Dio ascolta il suo gemito, la supplica universale e senza parole di chi non sa più pregare o non ha fede, e si fa vicino, vicino come una madre al suo bambino.

Si accosta alla bara, la tocca, parla: Ragazzo dico a te, alzati. Levati, alzati in piedi, sorgi, il verbo usato per la risurrezione.

   E lo restituì alla madre, restituisce il ragazzo all’abbraccio, all’amore, agli affetti che soli ci rendono vivi, alle relazioni d’amore nelle quali soltanto troviamo la vita.
E tutti glorificavano Dio dicendo: è sorto un profeta grande! Gesù profetizza Dio, il Dio della compassione, che cammina per tutte le Nain del mondo, che si avvicina a chi piange, ne ascolta il gemito.

Che piange con noi quando il dolore sembra sfondare il cuore. E ci convoca a operare «miracoli», non quello di trasformare una bara in una culla, come lui a Nain, ma il miracolo di stare accanto a chi soffre, lasciandosi ferire da ogni gemito, dal divino sentimento della compassione. 

PREGHIERA

Davanti al pianto di una madre, Signore Gesù,

si intenerisce il tuo cuore ed hai compassione di lei.

Tu sei il padrone della vita, tu la doni e tu la riprendi.

Preso dalla pietà richiami il ragazzo alla vita

e lo restituisci tra le braccia della madre.

Siamo morti anche noi con il peccato,

ed abbiamo bisogno anche noi di rinascere alla grazia.

La tua misericordia ci ridona la vita

e tu dici ancora oggi a noi: «Ragazzo, dico a te, alzati!».

Alziamoci per ritornare a te, alziamoci perché ci ami,

alziamoci per annunciare le tue meraviglie,

alziamoci per riconoscere in te il nostro Salvatore.

Grazie, Signore Gesù, perché tu non deludi mai le attese

di chi ripone la sua fiducia in te.

Apri i nostri occhi ed aiutaci a dare un senso

al nostro vivere e al nostro morire.