Catechesi di Giovedì 26 Maggio ” La risposta dell’uomo a Dio”

Pubblicato giorno 27 maggio 2022 - Notizie

 

Ora di base cristiana FCIM 2021-2022

Maggio 2022

La risposta dell’uomo a Dio 

a cura di Padre Michele Tumbarello

 

  1. Introduzione

Dio si rivela e si dona in una storia intessuta di parole e avvenimenti. L’uomo lo accoglie liberamente, impegnando tutto se stesso, intelligenza, volontà e cuore affidando a lui il proprio futuro, assentendo alla verità da lui comunicata. Questa adesione così piena e coinvolgente trascende il comune senso religioso e si chiama fede.

Il CCC al n.142 afferma: “Con la sua rivelazione, «Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé ». La risposta adeguata a questo invito è la fede”.

 

Con fede, nella tradizione cattolica, si intendono due aspetti distinti ma correlati:
La fede in quanto atto, la fede soggettiva, detta “fides qua” cioè la “fede con la quale si crede”. È la risposta della persona alla rivelazione di Dio, con tutte le sue facoltà (ragione, sentimento, volontà).

L’uomo è chiamato ad aderire alla rivelazione con la propria esistenza, tramite l’adesione intellettuale a verità di fede (dogmi), con sentimenti di pia devozione, con fattive volontà di impegno e carità;

La fede come contenuto, cioè la fede oggettiva, o “fides quae” ossia la “fede che si crede”. È l’insieme delle verità (o dottrina) presentate dalla rivelazione: dogmi come l’esistenza e la Trinità di Dio, la creazione, l’incarnazione, ecc. Tali verità non possono essere colte in maniera immediata dallo spirito umano per i suoi limiti, e travalicano la sua facoltà razionale (“misteri della fede”).

Fede e ragione però non sono in contrasto ma, quando procedono correttamente, non diventano mai ideologie e fondamentalismi. Esiste tra esse un rapporto di complementarietà.

Nella teologia cristiana quando si sostiene che la ragione è irrilevante per la fede religiosa si dice che si è assunto un atteggiamento fideista.

Fede e ragione vanno di pari passo e il fideismo è assolutamente sbagliato. Così come è inaccettabile la convinzione che spinge a credere che i cristiani sono salvati dalla sola fede.

Anche se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra fede e ragione: poiché lo stesso Dio che rivela i misteri e comunica la fede, ha anche deposto nello spirito umano il lume della ragione, questo Dio non potrebbe negare se stesso, né il vero contraddire il vero. Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio.

La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso. (Giovanni Paolo II, Fides e Ratio).

 

Senza una fede non si può vivere, non si può agire. Il contadino non seminerebbe, se non avesse fede che il seme germinerà.

Nessuno cercherebbe mai, se non avesse fede di trovare. Senza fede non si può agire, non si può vivere. Tutti hanno una fede, anche chi si dice ateo! Non crederà in Dio, ma in qualche idolo crederà. Sarà un idolo di carne, sarà un idolo d’oro, sarà se stesso, sarà una donna… Ma in qualcuno o in qualcosa crederà. L’uomo vive di assoluto, e se rifiuta l’Assoluto, assolutizza il relativo; se respinge il Creatore, divinizza la creatura. Non esistono dunque credenti e atei. O si è adoratori di Dio o si è adoratori di uomini e di cose; o amanti della grandezza divina o amanti delle meschinità umane. Chiunque altro che non sia Dio, è sempre relativo e limitato; perciò la delusione, l’amarezza, il pianto.

 

  1. Obbedienza della fede

Obbedire (« ob-audire ») nella fede è sottomettersi liberamente alla parola ascoltata, perché la sua verità è garantita da Dio, il quale è la verità stessa. Il modello di questa obbedienza propostoci dalla Sacra Scrittura è Abramo.

La Vergine Maria ne è realizzazione più perfetta.

La fede presuppone fidarsi di Dio che, in quanto verità infallibile, non può ingannare e in quanto potenza e bontà infinita può tutto e vuole il sommo bene per l’uomo che consiste nell’ eterna piena comunione con Lui. Per raggiungerlo, l’uomo si deve lasciar guidare dalla Sua Parola come ha fatto Abramo, con le incognite che umanamente ciò può comportare ma con l’intelligente umiltà di riconoscere che non può capire subito fino in fondo la grandezza della meta a cui Dio lo vorrà condurre.

Fidandosi, però, scoprirà a poco a poco la sapienza e la bellezza del progetto divino, che lo ripagherà oltre ogni misura dei sacrifici sostenuti nel cammino, riempiendolo di eterna e gioiosa meraviglia per la grandezza delle cose realizzate in lui da Dio, proprio come cantato dalla Vergine Maria, nell’inno del Magnificat.

La Chiesa, del resto, venera in Maria la più pura realizzazione della fede. Ispirata da Dio stesso a rimanere vergine per fare della sua vita una donazione totale a Lui, accolse con fede l’annuncio dell’Angelo Gabriele credendo che, nonostante il suo proposito di verginità, «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37), e dando il proprio consenso a divenire la Madre del Figlio di Dio senza concorso di uomo: «Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38). A Nazaret la Madonna compie il più grande atto di fede della storia e grazie ad esso ne deriva l’evento più importante della storia dell’umanità, l’Incarnazione e la redenzione del mondo.

Se la fede è innanzi tutto una adesione personale dell’uomo a Dio al tempo stesso ed inseparabilmente è l’assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato.

Credere in Dio significa credere anche nel Suo Figlio Unigenito Gesù Cristo perché egli stesso è Dio, il Verbo fatto carne, sotto l’influsso dello Spirito Santo, anch’Esso Dio, con il Padre e ed il Figlio.

È conforme alla nostra dignità dar credito alle dichiarazioni e alle promesse di persone oneste; a maggior ragione si deve dar credito a quelle di Dio, che è la veracità stessa. Affidarsi a Dio significa aderire fermamente al suo messaggio, alla dottrina da lui rivelata e proposta autorevolmente in suo nome dalla Chiesa. La fede non è vago sentimento, né solo un impegno pratico; ha un contenuto di verità, che il credente deve conoscere sempre meglio

 III. La fede, dono di Dio

La fede è un dono o una scelta?

Quando Paolo venne a portare il vangelo in Europa, nella città di Filippi «c’era ad ascoltare anche una donna di nome Lidia… e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo» (At 16,14).

Non basta l’annuncio esteriore a suscitare la fede; occorre anche una illuminazione interiore.

Già l’Antico Testamento aveva chiara consapevolezza che la fede è frutto di una iniziativa di Dio: «Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti… Riconoscete dunque che il Signore vostro Dio è Dio, il Dio fedele» (Dt 7,79).

Gesù stesso ha dichiarato pubblicamente: «Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato» (Gv 6,44).

La fede è dono dello Spirito Santo, che la previene, la suscita, la sostiene, l’aiuta a crescere. È lui che illumina l’intelligenza, attrae la volontà, rivolge il cuore a Dio, facendo accettare con gioia e comprendere sempre meglio la rivelazione storica di Cristo, senza aggiungere ad essa nulla di estraneo.

Qualcuno potrebbe pensare: “se la fede è un dono, forse io non l’ho ricevuto ed è per questo che non credo”.

C’è da dire, anzitutto, che i confini tra fede e incredulità nel cuore delle persone non sono ben marcati, un po’ come in quell’uomo che diceva a Gesù: «Credo, aiutami nella mia incredulità» (Mc 9,24). I credenti sono tentati di non credere e i non credenti sono tentati di credere. Qualcuno pensa di non credere e invece crede, almeno a livello di disponibilità e adesione implicita; altri pensano di credere e invece danno soltanto un’adesione teorica, senza vita.

Dobbiamo sempre ricordare che viviamo tutti in un regime di grazia. In modi diversi, secondo le situazioni personali e culturali, Dio offre a tutti il dono di credere, almeno implicitamente, come per tutti fa sorgere il sole. Nessuno è escluso. Chi davvero è incredulo, vuol dire che rifiuta la sua cooperazione, come uno che chiude gli occhi alla luce del sole e rimane al buio. La fede, infatti, è insieme dono di Dio e decisione libera dell’uomo. Dio non si impone, ma si propone; non solo rispetta, ma suscita e sostiene la libertà. La fede è una scelta responsabile e ragionevole. Da una parte prende avvio da un’adesione ragionevole alla rivelazione; dall’altra schiude alla ragione l’orizzonte di una comprensione più profonda della realtà, perché il mistero, anche se rimane in se stesso oscuro, illumina e dà significato e valore a tutto. La fede va oltre la ragione; ma la conoscenza «genera, nutre, difende e fortifica» la fede. Non per nulla Gesù faceva spesso appello all’intelligenza dei suoi ascoltatori. È opinione abbastanza diffusa che la fede sia un atteggiamento immaturo e una rinuncia a pensare: se si vuol credere – si dice -, non bisogna fare troppe domande. Non si può negare che a volte il comportamento dei credenti possa dare adito a questa impressione. Ma di per sé la fede cristiana è apertura coraggiosa e sottomissione incondizionata alla verità e pertanto costituisce lo spazio vitale più adatto per lo sviluppo della ricerca razionale e del senso critico. Esige solo la rinuncia, anch’essa ragionevole, alla pretesa di capire tutto. Noi crediamo «per l’autorità di Dio stesso che le rivela, il quale non può né ingannarsi né ingannare». «Nondimeno, perché l’ossequio della nostra fede fosse “conforme alla ragione”, Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua rivelazione». Così i miracoli di Cristo e dei santi, le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità «sono segni certissimi della divina rivelazione, adatti ad ogni intelligenza», sono motivi di credibilità i quali mostrano che l’assenso della fede non è «affatto un cieco moto dello spirito».

C’è, nella fede, una luce divina che ti fa cogliere come vera ogni verità rivelata anche quando la ragione non riesce a penetrarle oltre un certo limite.

Lo spirito di fede spinge a voler conoscere il mistero di Dio sempre più profondamente. Più si ama Dio e lo si crede, e più lo si vuole conoscere; conoscendolo di più lo si crede e ama di più: “Credi per comprendere: comprendi per credere” (Sant’Agostino, Sermo 43).

 Noi Crediamo

Abbiamo detto che la fede è un atto personale: è la libera risposta dell’uomo all’iniziativa di Dio che si rivela. La fede però non è un atto isolato. Nessuno può credere da solo, così come nessuno può vivere da solo.

Nessuno si è dato la fede da se stesso, così come nessuno da se stesso si è dato l’esistenza. Il credente ha ricevuto la fede da altri e ad altri la deve trasmettere. Il nostro amore per Gesù e per gli uomini ci spinge a parlare ad altri della nostra fede. In tal modo ogni credente è come un anello nella grande catena dei credenti.

Non possiamo credere senza essere sorretti dalla fede degli altri, e, con la nostra fede, contribuiamo a sostenere la fede degli altri.

Dobbiamo inoltre tenere presente che noi riceviamo la fede nella Chiesa fondata da Gesù. Essa è la depositaria e il canale che ne permette la trasmissione di generazione in generazione, per questo la possiamo considerare come

madre che non solo ci genera, ma anche ci educa alla fede.

Come madre, la Chiesa ci insegna il linguaggio della fede non per insegnarci formule astratte fine a se stesse ma per aiutarci a capire le realtà della fede e incarnarle nella nostra vita.

Gesù ne Vangelo ci dice: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”.

In proporzione della purezza si ha la fede, si godrà del contatto con il Signore. Se si è impuri, macchiati, impolverati, infangati, si fa opacità in noi e Dio non lo si potrà vedere.

I vetri appannati danno opacità, offuscano e pertanto molti problemi e molte crisi di fede dipendano dalla opacità che si è prodotta nella capacità visiva.

La fede è alimentata dalla purezza. Quanto più si è puri, tanto più si è capaci di entrare in contatto e intimità con Dio.

Quanto più immateriali si diventa, tanto più si ha la capacità di vedere Iddio. Le anime pure e monde di dentro possono vedere Iddio.

La mortificazione aiuta la purezza e aumenta la capacità visiva di Dio. 

Alcune foto fatte durante l’incontro.