V Domenica di Pasqua

Pubblicato giorno 9 maggio 2020 - Notizie

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Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,1-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

 

Omelia di Don Mario Simula (tratta dal sito www.lachiesa.it)

E’ stretta la tenerezza!

La tenerezza di Gesù lascia sempre un’impronta indelebile.

Il Signore si accorge dei nostri stati d’animo. Coglie i nostri turbamenti, veglia sulle nostre paure, si rende conto che siamo un po’ smarriti. In queste situazioni, soprattutto, Gesù sta accanto e ci dice le parole giuste, ci svela i suoi stati d’animo, ci fa toccare con mano la consolazione che scaturisce dal suo cuore.

I dodici sono ormai a poche ore dal dramma della condanna e della morte del Maestro. Non se lo dicono, ma sono in uno stato di sospensione: ?Cosa avverrà? Cosa sta per accadere? Come finirà il nostro Maestro? A noi che sorte rimane??.

Chiunque avrebbe avuto gli stessi turbamenti nell’anima. Chiunque si sarebbe sentito rallentato nell’amore. Non per mancanza di amore, ma per la paura di amare troppo, per poi rimanere delusi. Quando l’amore non è ancora totalmente puro, ci fa vivere queste situazioni. E’ grande, ma ancora incerto. Ancora chiuso nel proprio guscio interiore.

Gesù ci parla con la commozione di chi l’amore sta per donarcelo a piene mani. Fino a morire d’amore. Intanto ci incoraggia: ?Non sia turbato il vostro cuore?.

Ha ragione Gesù, il nostro cuore è turbato. E’ turbato dalla vita. E’ turbato dagli avvenimenti. E’ turbato dalle insicurezze. E’ turbato dal crollo degli idoli. E’ turbato dal poco amore alla povertà profonda. Ci sembra di rimanere senza il pane quotidiano.
Come quel popolo del deserto che andava rimpiangendo le cipolle d’Egitto e faceva difficoltà a credere alla sovrabbondanza che veniva da Dio.

Il nostro cuore è turbato perché tutto è chiuso. Subito dopo è turbato perché tutto si apre. La Parola e le mani di Gesù sembrano non sfiorarci.

Lui insiste: ?Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Per voi esiste l’accoglienza, il posto nel Regno del Padre. Ci dovete credere. Mi dovete credere. Certo, io vi lascerò. E’ vero vi lascerò, ma verrò di nuovo e vi prenderò con me. Voi conoscete la via. Ve ne ho parlato tante volte, forse eravate un po’ distratti perché vi appagava la mia presenza, la mia parola e la meraviglia dei miei gesti?.

Tommaso, l’uomo della ricerca e degli interrogativi, chiede: ?Signore non sappiamo dove vai, come facciamo a conoscere la via??.

Io sono un pellegrino che ha avuto l’ardimento di mettersi in viaggio. Non funziona più la bussola. Si sente solo, non sa se andare verso il sorgere del sole o verso il suo tramonto. La nostra Chiesa mette passi insicuri. Avrà paura della solitudine? Avrà paura dei pochi? Avrà paura della fede nuda? Credo che sia tutto questo a sconvolgerla.

Gesù è consolatore fedele e perseverante, silenzioso e veritiero. Non ci nasconde la fatica, non tace sulle difficoltà che la strada presenta. Non ci offre parole consolatorie che solleticano la nostra fiducia ma non la saziano. Gesù va di nuovo all’essenziale. Scarno. ? Io sono la via, la verità e la vita. Il vostro oggi e il vostro futuro passano attraverso di me. Se il Padre è l’amore definitivo al quale tutti stiamo andando, Io sono il volto del Padre in mezzo a voi?.

Ha ragione Filippo a chiedere ancora: ?Signore mostraci il Padre e ci basta?.

Noi forse non sappiamo chiedere nemmeno questo. Gli chiediamo: ?Signore donaci sicurezze, donaci risposte appaganti, donaci percorsi semplici?.

Gesù richiama, ancora una volta, la tenerezza del primo incontro. Tutti noi siamo stati chiamati la prima volta. Da allora Gesù non si è mai pentito. Da allora Gesù non ci ha lasciato più soli. Siamo noi che spesso perdiamo le sue orme e possiamo sentirci ripetere dal Signore: ?Sono con voi da tanto tempo e ancora non avete imparato? Ancora non mi avete conosciuto?
Chi sono io per voi? Ancora un estraneo? Ancora un occasionale??.

Dobbiamo piegarci davanti al Signore e rinnovare il nostro atto di fede e dichiarare allo stesso tempo la nostra incredulità.

Non sono ancora finite le fughe lontano da Gesù perché abbiamo visto faccia a faccia la sua sofferenza.

Pietro è fra questi indecisi fino a quando la Pasqua non avrà rafforzato, rendendola granitica, la sua fede. Può dirci, allora, che noi siamo le pietre vive, l’edificio spirituale.

La Chiesa non è costruita sulla sabbia. La nostra vita, la nostra sorte beata, hanno come pietra angolare, indistruttibile, Gesù il risorto. Gesù che non ha avuto paura di lavarci i piedi senza sentirsi umiliato. Quel gesto era la pietra angolare dell’amore.
La croce sarebbe stata la pietra angolare dell’amore irresistibile che ci avrebbe attratti.

Mi fermo. Ho bisogno di guardare dentro me stesso. Devo riscoprire i punti cardinali. Soprattutto non devo mai perdere di vista l’Oriente dal quale ogni giorno spunta Gesù Sole di vita.

Gesù, quante volte ti sono venute a noia le mie domande. Tu ami che ti faccia domande, ti chiedi anche: come mai queste domande scontate?

Gesù, sai quante volte smarrisco la via e divento guida cieca di me stesso?

Gesù, sai quante volte smarrisco la verità e mi illudo della mia sapienza?

Gesù, sai quante volte perdo la vita inseguendo sogni futili? In questi momenti dimentico che non sono stato io ad amare Te, ma sei stato Tu ad amarmi per primo.

Quell’amore inatteso, sorprendente, misterioso, silenzioso.

Mi devo fermare perché lo senta anche oggi risuonare nel mio cuore. Con le mie forze mi sento sempre un traditore possibile.
Talvolta un traditore di fatto. Mi amareggio. Mi punisco. Divento duro e acerbo.

Vorrei aprire la mia vita, i miei sensi, i miei sentimenti al tuo Sole, per sentire, ancora una volta e con insistenza, le tue parole: ?Non si turbi il tuo cuore. Fidati di me. Non si turbi il tuo cuore. Mi fai star male se non accogli la mia consolazione.
Mi fai soffrire quando soffri al buio, senza avere più il coraggio di guardarmi negli occhi. Non si turbi il tuo cuore?.

Gesù, sceglierò il silenzio per ascoltarti.

Mi aprirò alla tua persona per sperimentarne la vicinanza. Sarò, con le mie povertà, pietra viva. Ormai è chiaro che tu hai bisogno anche di me. Non puoi far a meno di me.

Don Mario Simula