Foglio di collegamento di Domenica 9 Dicembre

Pubblicato giorno 8 dicembre 2018 - Notizie

II DOMENICA DI AVVENTO

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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 3,1 – 6)

Nell’anno decimo quinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida  nel deserto: Preparate la via del Signore,  raddrizzate i suoi sentieriOgni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; i passi tortuosi siano diritti, i luoghi  impervi  spianati. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! 

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Elenco di nomi, descrizione di poteri forti, politici e religiosi dentro un mondo dove è importante la forza, dove si procede per intrighi, dove domina il compromesso: Tiberio Cesare, Ponzio Pilato, Erode Antipa, Filippo, Lisània e poi Anna e Caifa.
E’ il mondo che guarda dall’alto e dall’alto s’impone senza riguardi, ingolfato come è nel degrado e nello e nello squallore.
Tutto è frutto di una ricerca accurata compiuta dall’evangelista Luca per i suoi lettori e Teofilo.
Mentre nell’Impero si cerca di tenere tutto sotto controllo, mentre a Gerusalemme si tenta e si stenta a mantenere in piedi interessi vari, cade un granello di sabbia nel deserto, un granello di profezia:
la Parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto’ (Lc 3,2).
Come a dire che il terreno fertile generatore della speranza non è in alto e non è nel frastuono, non è nella vita-spettacolo, non è nella babele delle parole e delle cose. E’ una vita che rispecchia l’essenzialità e il silenzio del deserto. Lì, su Giovanni, accade la Parola, si posa su di lui quasi fisicamente, avviene l’incontro, germoglia la vita, si fa spazio la profezia.
Il luogo inospitale si ripropone come luogo scelto da Dio per incontri ed eventi straordinari.
Era accaduto ad Israele prima di giungere alla terra promessa; quarant’anni lì vissuti in una intensa, travagliata ed esaltante esperienza; era accaduto ad Isaia, che sceglie l’immagine del deserto per indicare il ritorno in quella terra e ridare speranza al popolo di Dio; era accaduto ad Osea che decide di condurre nel deserto la propria sposa e parlarle al cuore; per ritrovare, lontano dal chiasso,  lui e lei, armonia, sponsalità, pace.
Accade a Giovanni. Non c’è tempo da perdere: l’Agnello, il Salvatore è vicino; alla Parola di Dio va data una forte e decisa risonanza; per questo lungo il Giordano predica un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Quanti lo ascoltano e si avvicinano s’interrogano sulla propria vita, sulle relazioni. Qualcosa d’importante e di decisivo sta accadendo.
Anche oggi ci sono i deserti dell’anima e ci possono essere deserti nella città che rendono tristi i nostri occhi, che mortificano progetti, fanno scadere il cuore.
I cristiani che si lasciano irretire dal richiamo del potere, che non si mettono in discussione di fronte alla Parola non danno testimonianza, non incidono nella storia. Eppure anche essi sono chiamati ad essere profeti; basterebbe sostituire a quello di Giovanni il nostro nome e ci renderemmo conto che molte volte ormai la Parola è venuta su di noi, ma  non ci ha trovato.
Si ripropone lo stile di Dio: realizzare i progetti a favore dell’uomo, con gli umili, a partire dalle periferie, entrando nel mondo dal punto più basso,  dove è l’uomo che soffre.
E’ richiesta una disponibilità, una preparazione perché la Parola colpisca il cuore. C’è una sollecitazione che viene dal cuore di chi si è lasciato afferrare da Dio e da essa emergono impegni: moltiplicare le strade della seduzione di Dio; dare ogni giorno un po’ di tempo e un po’ di cuore alla lettura del Vangelo, lasciarsi affascinare dalla Parola ascoltata.
 Si può intercettare la Parola piena di speranza, quella che indica la fine dell’esilio, il recupero dell’uomo a se stesso, del dialogo, dell’armonia sponsale e familiare.

 

PREGHIERA

Signore,

nei deserti aridi della nostra esistenza

Tu fai scendere la tua Parola

che è voce di speranza, di grazia, di vita.

Aiutaci

a saperla accogliere per poter comprendere

che al di là della nostra storia

ci sei Tu, Dio della salvezza.

Illumina

il buio ostile delle nostre menti

affinché si aprano all’ascolto;

infiamma

la secca aridità dei nostri cuori

affinché sappiano accogliere

il tuo Verbo;

apri le nostre labbra serrate affinché,

dando spazio alla luce,

sappiano diffondere con fervore

l’annuncio della salvezza.