Foglio di collegamento di Domenica 25 Marzo

Pubblicato giorno 23 marzo 2018 - Notizie

DOMENICA DELLE PALME

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Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11,1-10)

Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli  e disse loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo. E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo?, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito». Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo sciolsero. Alcuni dei presenti però dissero loro: «Che cosa fate, sciogliendo questo puledro ?».  Ed essi risposero come aveva detto loro il Signore. E li lasciarono fare. Essi condussero il puledro da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra.  E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi.  Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano:
Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!

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  Benedetto colui che viene…. 

E’ straordinario poter dire: Dio viene. 
Gesù entra a Gerusalemme, città simbolo, cuore della terra. Sono io quella Gerusalemme, la porta d’oro sotto il monte degli ulivi, io sono la porta della venuta di Dio.
Il racconto di Marco non è solo un evento storico è una parabola in azione, un gesto-simbolo, un ‘no’ ai modelli mondani. È di più: una trappola d’amore perché la città lo accolga. Perchè io lo accolga.
– Il Signore viene come un re bisognoso, così povero da non possedere neanche la più povera delle cavalcature, un Dio mendicante.
– Ha bisogno dell’asino, ma, aggiunge, lo rimanderà indietro subito. Lui non prende ciò che è tuo, non tiene per sé nulla.
– Viene un re mite, senza carri e cavalieri, che non schiaccia nessuno, che non fa paura, il principe della pace che si consegna e faranno di lui ciò che vogliono.
Collaborano con lui alcuni personaggi che non hanno nome, personaggi in penombra che appaiono un istante e poi scompaiono per sempre.
Sono coloro che mettono a disposizione il puledro per Gesù, che prima intervengono: Perché slegate? e poi si fidano dei discepoli e li lasciano fare. Sono loro che rappresentano tutti gli umili servitori del Regno che vivono esperienze ordinarie, semplici: casa e lavoro. Che non fanno niente di sublime, solo quello che è giusto fare, ma lo fanno con fiducia e con generosità: Va bene, prendete! Abitano la terra stando dalla parte di chi ha fiducia e non di chi è sospettoso; dalla parte di chi sa rischiare e dare a chi è nel bisogno, invece che trattenere per diffidenza o paura.
E il Regno avanza sugli asinelli di queste persone. Non nelle grandi adunate di folla ma sulle spalle di tanta bontà invisibile, di tanti, forse perfino inconsapevoli di essere buoni, che si sorprendono se qualcuno li considera buoni.
Il Signore ha bisogno che noi seminiamo fiducia e generosità per tornare in queste nostre strade. Di me ha bisogno, del poco che ho, del mio asino, delle mie ore passate a compiere bene ciò che devo compiere, del mio abitare la terra fiducioso e generoso.
Il Signore non ha bisogno di cose sublimi. E se la mia vita ancora non ha prodotto niente di buono, e mi pare di aver perso tanto tempo, mi commuove un dettaglio: Gesù chiede un puledro su cui nessuno è salito. Un puledro è un animale che finora è stato inutile, che non ha lavorato e faticato, non ha prodotto niente.
E se anche la mia vita fosse così, senza frutti come un puledro fin qui inutile, tuttavia serve benissimo al Signore. Lui d’ora in avanti qualcosa farà, tirerà fuori dal mio nulla qualcosa che serva a qualcuno!
Un puledro non ha un passato da vantare, ha solo un futuro! Così noi davanti a Dio abbiamo sempre e solo un futuro da vivere, non un passato da rimpiangere: perché la parte migliore della nostra vita spirituale è davanti a noi.

Non dirò più: è troppo povero questo mio cuore perché il Signore lo adoperi. Quando sono debole, nient’altro che un puledro inutile, è allora che sono forte. La debolezza non è un impedimento, mai, ma una opportunità per il Signore.
Per ben quattro volte nel vangelo è ripetuto il verbo slegare, verbo che evoca libertà, un Gesù che slega, scioglie, libera e invia. Il fascino di Gesù è il fascino anche della sua libertà. E aggiunge: “Lo rimanderà qui subito”. Il Signore ha bisogno di me, ma non espropria la mia vita, la libera.

E poi c’è un altro particolare. Quella creatura umile e mite viene coperta con i mantelli dei discepoli. Il mantello è qualcosa che mi contiene, è il mio calore, ha i miei brividi di freddo e di paura e dice: Non ti dono delle cose, Signore, ma una parte di meNon ti dono né oro né argento, non candele o incensi ma ti accolgo con qualcosa di veramente mio, il mio cuore e la mia vita.

 

PREGHIERA

 O Signore, che entri in Gerusalemme,

donaci di aprirti le porte del nostro cuore,

di uscire dalle nostre mentalità chiuse e ristrette.

Aiutaci a condividere con Te

le nostre sofferenze,  le nostre tristezze.

Fa’, Signore, che ci avviciniamo insieme a Maria,

tua Madre, con occhi trasparenti

e con purezza di cuore, al roveto ardente

della tua passione e morte, al roveto che non si consuma

e che risplenderà nella gloria della Pasqua.